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LA PASQUALA PASQUA BRESCIANA

Le usanze di un tempo ...

In molti comuni della provincia di Brescia durante la Settimana Santa che precedeva la Pasqua, si concentravano una ricca serie di tradizioni che oltre all'aspetto religioso coinvolgevano anche altre sfere.

In questo periodo si effettuavano le grandi pulizie pasquali. Si pulivano gli oggetti in rame e si andava a Sgurà le cadene, costume caduto ormai in disuso. Il compito era affidato ai ragazzi, oggi diventati nonni, che col compenso di qualche centesimo, raccoglievano casa per casa le catene del focolare, le attaccavano ai pantaloni e correvano trascinandole sul terreno non asfaltato. Alla fine, giunti presso una sorgente, le strofinavano nell'acqua per renderle più lucenti. I ragazzi facevano veramente a gara per accaparrarsi le catene dei caminetti per poterle lucidare. Particolarmente ambite erano le famiglie benestanti che assicuravano una lauta mancia (qualche moneta, uova sode dal guscio colorato o altro), mentre venivano lasciate per ultime le famiglie meno inclini alla giusta ricompensa. 
Le donne invece lucidavano gli attrezzi casalinghi (paröi, parulì, padèle, sedèi) con farina gialla ed aceto, lasciandole asciugare al sole. 
Le pulizie materiali delle case e degli oggetti domestici erano segni esteriori della purificazione interiore che l'imminenza della Pasqua imponeva.
Tra le celebrazioni della Settimana Santa, erano particolarmente importanti i maitì (mattutini delle tenebre) che si svolgevano per tre sere: ci si recava in chiesa con i bambini ove vi erano tante candele accese (in genere 15 come i salmi che venivano recitati). Il sacerdote leggeva i salmi, al termine di ogni salmo si spegneva una candela, quando tutte le candele erano state spente i bambini facevano un gran baccano per ricordare la confusione avvenuta durante la cattura di Gesù da parte dei soldati. Gli strumenti usati per provocare gli strepiti venivano picchiati sui banchi ed erano diversi a seconda delle zone: raganelle, bastoni, tentacole, bidoni, padelle, martelli, "scrocarole" (bastone di legno con una cassa girevole che ruotando produceva un suono assordante).
In alcuni paesi soprattutto della 'bassa bresciana' la settimana prima di Pasqua, i macellai giravano per le vie del paese con un bue bello e grasso, fra le cui corna mettevano dei rami di alloro e un campanaccio al collo. Questo povero bue veniva poi macellato e venduto a pezzi per preparare il pranzo di Pasqua. Oggi questa tradizione sì è persa.

Il Giovedì Santo, in alcune zone, venivano messe da parte le uova covate in questa giornata dalle galline; tali uova dovevano poi essere mangiate per Pasqua dai fedeli che volevano essere protetti dalie malattie, dai malanni vari, dei malefici e dagli incidenti stradali e sul lavoro.

La sera del Venerdì Santo si svolge nella maggior parte dei comuni bresciani la Via Crucis, in alcuni casi anche vivente: solenne processione durante la quale il Cristo viene condotto in paese lungo un itinerario che varia ogni anno. A Dello, in passato, il Venerdì Santo si praticava una processione col simulacro del Cristo morto. Per preservare i bambini da annegamenti era consuetudine conservare un uovo dei venerdì santo, sostituendo quello dell'anno prima, che veniva buttato in acqua voltando le spalle alla roggia. A Gambara il Venerdì Santo si faceva una processione per il paese al seguito di una statua della Madonna vestita a lutto. Lungo il percorso gli uomini sparavano dei colpi di fucile. Arrivati in chiesa il sacerdote teneva una lunga predica. Al Venerdì Santo si mettevano da parte le uova che, dopo essere state benedette, si mangiavano alla mattina di Pasqua.
A Pontevico il Venerdì Santo i macellai mettevano in bella mostra i migliori capi macellati presentati con particolare fantasia, ad esempio: vitelli a tavola con tanto di tovaglioli al collo e fiasco accanto, mucche ornate con fiocchi colorati, rami di alloro e sempreverde. A Provaglio d'Iseo le uova di gallina dei Venerdì Santo, consumate a Pasqua, si credeva avessero il potere di preservare dalle cadute dei gelsi. Era una credenza legata all'allevamento dei bachi da seta.

Sabato Santo: in questo giorno, nel momento in cui si sciolgono le campane, c'è l'usanza di bagnarsi gli occhi. All'ingresso della Chiesa c'è una tinozza contenente acqua benedetta la quale diventa santa quando le campane vengono slegate e suonano gloria; a questo punto i fedeli si benedicono gli occhi, o eventuali altre parti dei corpo malate, bagnandoli con quell'acqua. Contemporaneamente anche nelle case l'acqua dei rubinetti diventa santa, di conseguenza anche in ogni casa si può svolgere lo stesso rito. Una leggenda di Adro sostiene che, molto tempo fa, un uomo legò alle campane, per una giornata intera, anche la moglie chiacchierona. La donna imparò ha lezione e dalla paura non parlò più. In alcuni paesi il Sabato Santo era usanza che, quando le campane venivano slegate, gli abitanti smettevano di lavorare e andavano a bagnarsi gli occhi in un fosso. In altri paesi ancora, quando si slegavano le campane, le donne come prima cosa tacevano bagnare gli occhi ai bambini. Questo gesto, dicevano, allontanava le malattie della vista. 

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