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Cinquemila anni fa, il popolo egiziano raggiungeva un
alto grado di civiltà. Contemporaneamente, nell'Asia
Occidentale, si sviluppavano le comunità organizzate dei Sumeri,
degli Assiro-Babilonesi, dei Persiani, dei Fenici e degli Ebrei.
Da millenni, l'intero popolo egiziano, pur disponendo di un vasto
territorio, vive addensato in un esiguo corridoio di terra
fertile, strappata all'aridità del deserto dalle provvidenziali
acque del Nilo, che fra basse catene montagnose segue il corso del
fiume per più di mille chilometri; in tutto questo lungo tratto,
sulle sue sponde, sono disseminate le vestigia di quel favoloso
passato. La scrittura geroglifica, in uso a quei tempi,
decifrata agli inizi dell'Ottocento, costituisce anch'essa una
grande fonte d'informazione, poiché gli Egizi documentavano per
iscritto gli eventi più significativi della loro esistenza. Da
queste copiose testimonianze si sono potuti perciò rievocare, con
buona approssimazione, gli usi e i costumi dell'antico popolo del
Nilo.
La civiltà egizia si protrasse, con alterne fortune,
per ben tremila anni. Nel corso di questo periodo
straordinariamente lungo, si succedettero trentuno dinastie
monarchiche, testimoniate dagli antichi scrittori e dai
ritrovamenti archeologici. Gli egittologi sono pressoché d'accordo
nel suddividere la millenaria epoca dinastica in quattro periodi:
ANTICO REGNO (dal 2850 al 2052 a. C. - dalla I alla X dinastia);
MEDIO REGNO (dal 2052 al1570 a. C. - dalla XI alla XVII dinastia);
NUOVO REGNO, periodo del massimo splendore, (dal 1570 al 525 a. C.
- dalla XVIII alla XXVI dinastia); BASSI TEMPI (dal 525 a.C. al
395 d.C. - dalla XXVII alla XXXI dinastia e dominazioni
straniere).

Per gli Egizi la geometria è alla base di tutte le
loro opere che, appunto, sono ordinate prevalentemente a linee
geometriche. La terra piatta, il solco dell'aratro, gli alti e
dritti fusti delle palme, determinano la linearità delle
raffigurazioni; il disco del sole, la somma divinità, da cui si
irradiano i suoi raggi di luce vitale, è rappresentato dagli
Egizi al vertice di un triangolo, il cui lato base è la terra.
Fra le varie forme espressive emerge perciò il triangolo, che è
considerato sacro. Le famose grandi piramidi di Cheope, Chefren e
Micerino, della IV dinastia (principio del terzo millennio),
costituiscono gli esempi più significativi di tale tendenza.
Dapprima gli Egizi realizzarono le loro opere seguendo forme
obbligate entro schemi fissi; ma quando abbandonarono certi
convenzionalismi, improntarono le loro composizioni a un maggior
verismo. Lo dimostrano le figure degli uomini e degli animali
rappresentati con una certa spontaneità di movimenti, in uno
stile originale, cioè scevro da influenze esterne, che attesta
uno spiccato senso estetico.
Dal grandioso, suggestivo spettacolo
offerto dalla natura, gli Egizi ricevevano l'ispirazione più
viva: il sole, gli animali, i fiori, le foglie di loto, di papiro
e di palma. Sono rappresentati in gran copia nelle pitture, nei
bassorilievi, nelle sculture, nelle architetture, persino negli
oggetti di ornamento. E' tutto basato su un simbolismo
derivato dall'acuta spiritualità di un popolo sempre pronto a
trasfigurare la realtà della vita in forme poetiche, ideali.
Simbolismo che è alla base della scrittura geroglifica o ideografica, da cui hanno origine tutte le altre
espressioni artistiche.
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