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Quando Roma fu fondata verso la metà dell'VIII secolo a.C. (la
data tradizionale è il 21 aprile 753 a.C.) due fatti stavano
verificandosi in Italia: l'affermazione, nelle regioni centrali
della Penisola, della civiltà etrusca e la fondazione nel
Meridione delle prime colonie greche. Roma sorse sotto l'egemonia
etrusca e fu in origine città di pastori. Tuttavia, nell'arco di
sette secoli essa estese il suo dominio dalle Colonne d'Ercole
all'Eufrate, dall'Africa Settentrionale al Mare del Nord, e si
rese arbitra dei destini di popoli differenti per cultura e per
razza, divenendo erede depositaria delle civiltà che l'avevano
preceduta sulla scena della storia del mondo mediterraneo. Gente
d'azione dal temperamento pratico e severo per eccellenza, i
Romani, quindi, non ebbero una cultura originale. Seppero
raccogliere e riassumere, però, le esperienze morali e artistiche
di altri popoli, dando loro un significato unitario di eccezionale
valore civile. La civiltà romana si basò soprattutto sul
patrimonio delle istituzioni giuridiche e della tecnica
costruttiva e urbanistica degli Etruschi, e sui costumi, sulle
arti e sulla sapienza dei Greci. Su questa base, come su un forte
albero dalla linfa forte e vitale, si innestarono poi altre
esperienze, di derivazione soprattutto orientale.
Nel campo
artistico i Romani si ispirarono ai Greci riguardo agli ordini
architettonici e alla scultura, mentre dagli Etruschi adottarono
l'arco e la volta. L'adozione e la fusione di questi elementi e di
altri meno fondamentali, fecero sì che essi potessero realizzare
opere architettoniche maestose che, in virtù della perfetta
tecnica costruttiva, resistettero e resistono ancora, contribuendo
a diffondere nei secoli il mito dell'immortalità di Roma. Se la
Grecia ellenistica ha il grande merito di aver raccolto in un
unica civiltà esperienze culturali occidentali e orientali, Roma
ebbe da parte sua un altro merito non meno importante: quello di
aver diffuso la cultura classica, attraverso la vastissima
estensione territoriale del suo Impero, a genti e paesi ancora
praticamente ai primordi della civiltà, facendo fare loro in
breve tempo un balzo di secoli verso il progresso morale e
sociale. Inoltre non si deve dimenticare che fu proprio l'unità
territoriale dell'Impero che rese possibile la diffusione rapida e
inarrestabile del Cristianesimo dalla Palestina in tutto il mondo
romano. I periodo di maggior significato della civiltà romana
sono: il PERIODO REGIO (dal 753 al 509 a.C.); il PERIODO
REPUBBLICANO (dal 509 al 29 a.C.); il PERIODO IMPERIALE (dal 29 al
476 d.C.). Nell'età repubblicana e nei primi anni dell'Impero
l'architettura romana appare in fase di formazione, dominata da
influssi e da apporti delle civiltà ellenistica ed etrusca. Dal
contatto con la civiltà etrusca i Romani non solo ripresero la
lavorazione a taglio delle pietre squadrate applicata all'arco e
la tecnica della condotta delle acque, ma l'indirizzo
fondamentalmente pratico dell'architettura. La fecondità dei tipi
architettonici romani - acquedotti, ponti, terme, teatri, palazzi,
biblioteche, basiliche, ecc. - e la molteplicità delle soluzioni
per ciascuno di essi, costituisce il panorama grandioso, la più
vivace manifestazione dell'architettura romana, confermando la
duttilità di una tecnica interamente piegata alla funzione
richiesta e ispirata a una fervida fantasia dello spazio. Una
fantasia cioè che modella lo spazio con masse grandiose, senza
mai essere disgiunta dalla funzione pratica che l'edificio è
chiamato ad adempiere. |