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LAZIOCITTA' DEL VATICANO

 
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Roma da vedere
Storia di Roma


Il nobile passato della Città, etrusca, poi romana, libero Comune nel Medioevo, capitale del Patrimonio di San Pietro e Città dei Papi, è mirabilmente riflesso nelle numerose testimonianze archeologiche, storiche, architettoniche e artistiche che ancora oggi è possibile in gran parte osservare.

Palazzo Papale 
La costruzione del palazzo terminò comunque dieci anni più tardi (nel 1266) mentre il loggiato fu fatto costruire l'anno successivo (1267) da Andrea di Beraldo Gatti, il quale fu insignito di numerose cariche tra le quali quella a Capitano del Popolo di Viterbo.
Questo stupendo gioiello di architettura romanica rivela nella sua parte decorativa, a detta di Scriattoli: "tutta la genialità dei maestri dell'epoca, i quali con mezzi semplici sapevano ottenere effetti mirabili, nella parte statica palesa anche a un profano quei difetti di costruzione che furono le cause, se non uniche certo principali, del suo rapido danneggiamento e della sua parziale ruina. L'eccessivo peso della trabeazione sovrapposta all'esile teoria delle colonnine binate, aumentato dalla spinta dei due spioventi del tetto di copertura, gravò talmente su queste, che appena un mezzo secolo dopo compiuta la costruzione, il meraviglioso monumento minacciava di cadere. Infatti già nel 1325 il papa Giovanni XXII scriveva da Avignone al Comune incitandolo a restaurare la loggia ridotta in tale stato che la sua caduta, per notizie giunte fin là, si riteneva imminente". 
Fu così che dopo non molto il prospetto che dava sulla Valle Faul crollò inevitabilmente lasciando fortunatamente inalterati i restanti (grazie anche ad un tempestivo restauro storico deve sono state rinforzate le esili colonne e i loro archi).
Il loggiato, come si presenta oggi, è la risultante della fusione di più stili collimanti fra loro. Va notato ad esempio il sapiente accostamento dell'arco ogivale con quello romanico che corona la struttura, era arricchito un tempo di un "aurea e policroma" decorazione (oggi non più esistente) che ne aumentava l'effetto scenografico. I numerosi emblemi araldici (leone, aquila, chiavi e infule papali), inseriti a mo' di mètope sono da considerarsi un lampante esempio di ornamentazione architettonica, il quale unico scopo era quello di arricchire la sobria bellezza dell'edificio, ma anche di ricordare (quale monito appunto) l'appartenenza politica del palazzo.
La scala invece si snoda elegantemente sulla piazza di San Lorenzo, dove a detta della critica: "sobriamente si appoggia, … i parapetti ad avancorpo del pianerottolo, la dentellatura delle testate dei gradini e gli scomparti asimmetrici delle fiancate ne formano un vero modello di eleganza armoniosa e severa".
L'austera e compatta facciata del palazzo, alleggerita al piano nobile da elegantissime bifore viene slanciata dai merli posti al coronamento, che all'epoca avevano una funzione espressamente militare. Nonostante trasudasse eleganza questo palazzo fu parzialmente modificato nel suo prospetto durante i secoli successivi. E' infatti noto che durante la fine del Quattrocento e soprattutto nel secolo successivo il cardinale Gambara vi addossò la fabbrica della vicaria, chiuse le bifore e le sovrastanti finestre a feritoia, quindi innalzò il tetto retrostante prolungandolo fino all'arco costruito come antiporta sulla testa della scala.

Il Salone del Conclave
Il grande Salone, meglio noto come Sala del Conclave presenta tracce sulle pareti di notevoli decorazioni policrome (si intenda per qualità). Sito in corrispondenza dell'attuale abitazione vescovile e prospiciente la loggia nel cui centro è ancora visibile una straordinaria fontana realizzata con materiale di spoglio. E' infatti ricavata con il pezzi ricavati dell'antica Fons Papalis (eretta nel 1268 dal Visconte Gatti, figlio di Raniero). Dell'antica fonte è rimasta con probabilità la tazza intermedia con scannellature sinuose e il relativo sostegno centrale. I restanti pezzi sono stati aggiunti in un secondo momento ( vale la pena per suffragare tale tesi analizzare le mètope nel basamento raffigurante gli stemmi nobiliari di papa Sisto IV della Rovere e di Raffaele Galeotti Sansoni Riario commendatario del vescovado nel 1489).
Altri restauri, o sarebbe più pertinente chiamarli aggiornamenti, riguardano le mura esterne che danno verso valle Faul, dove sono visibili le più diversificate mescolanze di stili, e dove in molti casi le straordinarie finestre del Duecento vennero sostituite da convenzionali finestre rettangolari.
E' stato messo in dubbio da una studiosa tedesca se in questo salone vi si fossero mai riuniti i prelati per eleggere un papa, in quanto tale ambiente, privo di qualsiasi tipo di comodità, non si confaceva alle esigenze di tali personalità. Va considerato però come dice lo Scriattoli che numerose sono le fonti che ricordano avvenimenti di questo tipo, è quindi per tali motivi che la legittima osservazione della studiosa viene inesorabilmente a cadere.
In questo palazzo si rifugiò Clemente IV, il quale non sentendosi protetto a Roma e minacciato da Manfredi vi si stabilì nel 1266. Il papa morì due anni dopo e venne sepolto nella chiesa di Santa Maria in Gradi. Fu così che da quel momento il Palazzo dei Papi ospitò molti altri pontefici e personalità imminenti del mondo politico, basti ricordare che alloggiarono Adriano V (1276), Giovanni XXI, Niccolò III (il quale preferì però la dimora di Soriano nel Cimino) e Martino V Colonna (1420).
Dopo questo periodo in poi, secondo il Pinzi il palazzo ebbe alterne fortune, divenendo di fatto la residenza di Vescovi della Diocesi di Viterbo.

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