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LOMBARDIACOMO

 

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Qualcuno riconduce il nome della città all'eroe troiano, figlio di Antenore, che approdò sul suolo italiano al seguito di Enea. Altri, forse per la sua posizione, al cimro Com, "seno". La conca lacustre in cui giace gode di una particolare mitezza climatica. Le specie vegetali, che contrassegnano la zona come area submediterranea, vi penetrarono nel corso delle fasi interglaciali e postglaciali. A questa vegetazione termofila e spontanea si affianca l'olivo, presumibilmente introdotto dagli etruschi.
All'ottocento neoclassico risalgono le ville che costellano le sponde del lago, mentre i principali paesi costieri, che sorsero molto tempo prima su conoidi, delta e piani alluvionali, là dove sboccano i numerosi affluenti del lago, sono il frutto di una aggregazione abitativa spontanea. 
La zona montagnosa tocca il settore alpino verso nord-est, aprendosi a un complesso di tracciati naturali che attraverso il Cantone dei Grigioni consentono il valico in direzione del Lago di Costanza. La strada dello Stelvio e la via che conduce al Passo dello Spluga perpetrano l'importanza di Como quale nodo strategico e commerciale. L'estremo lembo meridionale della catena alpina è formato in prevalenza da rocce sedimentarie e il Lario, che viene per estensione dopo il Lago Maggiore e il Lago di Garda, si adagia proprio nei solchi vallivi modellati dai ghiacciai pleistocenici provenienti dalla parte più interna ed elevata della catena alpina. Giace nel bacino dell'Adda e la sua lunghezza raggiunge, fra Gera a nord e Como a sud, i 46 chilometri; la larghezza, fra Riva e Fiumelatte, i 4.300 metri. Il pelo dell'acqua è a 199 metri sul livello del mare mentre il fondo, assai variabile, presenta una profondità di 410 metri (primo tra i laghi italiani) nel ramo di Como, di 210 metri nel ramo di Gera, e di 280 metri nel ramo di Lecco.

 

LA CITTA' ANTICA 
Se vogliamo conoscere la città dalla sua preistoria dobbiamo iniziare dal Museo archeologico Giovio (P.zza Medaglie d'Oro, tel. 031/271343, aperto dal martedì al sabato dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 14,00 alle 17,00, domenica dalle 10,00 alle 13,00, chiuso il lunedì). All'interno del bel palazzo appartenuto alla famiglia Giovio si trova un'interessantissima raccolta di reperti archeologici risalenti soprattutto all'età del ferro e del bronzo, provenienti dalle numerose tombe della Ca' Morta. Nelle vetrine delle varie sale si possono ammirare urne, vasi, gioielli, armi, oggetti di uso comune, classificati secondo un ordine cronologico. Al pianterreno e nell'attiguo Palazzo Olginati si può inoltre prendere contatto con la Como romana attraverso una rassegna recentemente aperta e organizzata secondo un ottimo intento didattico.
Lasciato il museo, in pochi minuti si può raggiungere la Porta Torre, antica porta di accesso alla città situata al centro del lato meridionale delle mura. Quello che resta dei bastioni risale al medioevo: essi furono costruiti dal Barbarossa dopo la distruzione di Como a opera dei milanesi alla fine della guerra dei Dieci anni. Parte delle antiche mura romane e la Porta Pretoria si trovano ancora nei sotterranei dell'attigua scuola media, ma non sono visitabili. Il Barbarossa fece ricostruire la città esattamente secondo il precedente modello romano, circondandola su tre lati da muraglioni con possenti torri agli angoli e porte d'accesso al centro. Dalla Porta Torre (l'unica rimasta) si possono vedere i due torrioni: a ovest la Torre Gattoni, a est la Torre Vitali da cui parte una stradina che conduce al museo Giovio. Il viale esterno alle mura, un tempo fossato difensivo, è oggi utilizzato (tre volte la settimana) per allestire un mercato all'aperto. La statua di Garibaldi nella piazza antistante la Porta Torre ricorda che, nel 1859, la città fu definitivamente liberata dal dominio austriaco.

 

IL LAGO
Il lago di Como (Lario) è il terzo per superficie d'Italia dopo quelli di Garda e Maggiore, ed in assoluto il più profondo (410 m); la sua forma è allungata e nella parte inferiore si divide in due rami, assomigliando ad una "Y" rovesciata. I rami inferiori sono detti di Como (ramo occidentale) e di Lecco (ramo orientale), mentre quello settentrionale, di Colico.
L'intera area del Lario è divisa tra le province di Como e Lecco.
L'origine del bacino va ricercata nell'avanzamento del ghiacciaio della Valtellina e della Mera che, dapprima unito, si è poi diviso in due parti formando coi detriti i due grandi sbarramenti morenici alle estremità meridionali.
Il Lago riceve il contributo di numerosi corsi d'acqua, di cui i principali sono la Mera, che scende dalla Valchiavenna, e l'Adda, che scende dalla Valtellina e successivamente esce dal ramo di Lecco.
Notevoli sono le conoidi, dovute all'opera dei fiumi, su cui sorge la maggior parte dei centri rivieraschi.
Il regime lacustre è di tipo alpino, con due periodi di crescita delle acque, nella tarda primavera ed in autunno.
Il clima particolarmente favorevole consente la crescita di una vegetazione costiera rigogliosa e, oltre alla tipica flora (azalee, rododendri, camelie), nei luoghi più riparati crescono l'ulivo, la palma ed altre piante mediterranee o addirittura subtropicali.

 

DA VEDERE

Villa Olmo

Villa Olmo deve il suo nome a un magnifico olmo più che centenario oggi non più esistente. Di stile neoclassico, venne fatta edificare dal marchese Innocenzo Odescalchi, la cui famiglia aveva dato i natali a Papa Innocenzo XI (1676-1689). 
La costruzione iniziò nel 1797. Direttore dei lavori fu l'insigne architetto ticinese Simone Cantoni che elaborò il progetto originale stilato dal suo coetaneo Innocenzo Regazzoni. Con Cantoni collaborarono Domenico, Carlo, Luca e Giuseppe Pozzi e lo scultore Francesco Carabelli. Poco dopo il termine dei lavori iniziò la serie di visite storiche.
Fra gli ospiti illustri sono da segnalare Napoleone Bonaparte nel 1797, e Ugo Foscolo nel 1808. Nel 1824, con la morte di Innocenzo Odescalchi, la villa passò alla famiglia Raimondi, che si incaricò di sistemare il piazzale antistante il fabbricato.
La villa fu testimone di altre storiche visite e incontri: nel 1835 la regina delle due Sicilie e la regina di Sardegna, ospiti dei Raimondi, gli imperatori d'Austria Francesco Ferdinando I e Maria Carolina, il principe di Metternich, il maresciallo Radetzsky e Giuseppe Garibaldi. Quest'ultimo fu protagonista di una discussa storia d'amore con Giuseppina Raimondi, vicenda che si concluse in un matrimonio subito interrotto con gravi e reciproche accuse.
Il passaggio di Garibaldi da Villa Olmo è segnato da un piccolo medaglione su un caminetto di uno dei salotti del piano terreno. 
Nel 1883 gli eredi del marchese Raimondi vendettero la villa al duca Guido Visconti di Vimodrone, che decise di effettuare un intervento di restauro e di miglioramento anche dell'intero fabbricato. Sotto la guida dell'architetto Emilio Alemagna furono abbattuti le scuderie e il portico che si protendevano verso il lago, sistemato l'accesso e costruito il teatrino. Lo scalone acquistò maggior pregio poiché sfondato il soffitto dell'atrio, risultò coronato da una duplice balconata, si migliorarono inoltre con decorazioni e stucchi tutti i locali al primo piano della villa. Nel 1924 la villa passò dai Visconti di Modrone al Comune di Como. Ebbe così inizio il quarto periodo della sua esistenza, tutto sotto il segno della scienza e dell'arte. Nel 1927 la villa ospitò l'Esposizione Internazionale, nel primo centenario della morte di Alessandro Volta e, in seguito, numerose manifestazioni locali, congressi, convegni, simposi, spettacoli. Dal 1982 essa ospita il Centro di Cultura Scientifica "Alessandro Volta", che vi organizza le sue manifestazioni internazionali.


DA MANGIARE

La cucina comasca è in gran prevalenza ispirata al lago: agoni in carpione, risotto con filetti di pesce persico, tinca in zucca, anguilla alla pescatore, pesce in gelatina, alborelle fritte, tinca e piselli. Non mancano però piatti di origine montanara (polenta e uccelli) e qualche specialità locale di campagna (polli, stufati, stracotti e selvaggina).

AGONI AL BURRO

-8 agoni
-farina bianca
-burro
-foglie di salvia
-sale
-eventualmente qualche spicchio di limone

Per preparare gli agoni secondo questa ricetta occorrono pesci di grossa dimensione; vanno puliti, lavati, asciugati e leggermente infarinati, poi adagiati in una padella ove si sia fatto sciogliere abbondante burro insieme con qualche foglia di salvia. Si salano a fine cottura e si portano subito in tavola; chi lo desidera può spruzzarli con succo di limone.

La facciata di Villa Olmo
Il Broletto, antico
Palazzo Comunale
Una vista del lago 
La facciata anteriore della
Basilica di San Fedele

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