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Recenti scavi archeologici, condotti dai
Musei Civici di Lecco, hanno portato alla luce un insediamento della prima Età del Ferro (XI- V sec. a.C.) nella zona della Rocca di Chiuso.
Alla seconda Età del Ferro ed all’epoca romana risalgono ritrovamenti tanto sporadici da assicurarci che nella conca di Lecco non vi fossero abitati di una qualche consistenza.
Nonostante questo la leggenda di una Lecco città romana, fondata nientedimeno che da Giulio Cesare
continua a sopravvivere negli scritti degli eruditi locali.
Prima di questo secolo, come risulta delle evidenze archeologiche e dall‘esame dei cronisti coevi, Lecco fu al centro di un importante sistema fortificato, eretto a difesa di Milano e a controllo dell’Adda, confine tra Liguria e
Venetia prima e tra Austrasia e Neustrasia in epoca longobarda.
Alla fine dell’ VIII secolo i Franchi conquistarono l’Italia centro-settentrionale e Lecco divenne la sede di una della maggiori dinastie feudali italiane che estendeva i propri domini dal Veneto all’Emilia alla Lombardia orientale.
Nel 961 Ottone di Sassonia si impadronì del Regno d’Italia e sottrasse i territori all’ultimo feudatario di Lecco, il conte Attone.
Su tutta la zona si affermò la signoria dell’arcivescovo di Milano che durerà, formalmente, fino al XIV secolo.
Per tutto il Medioevo il nome Lecco non designa un abitato particolare ma l’insieme dei villaggi insediati tra lago e montagna; durate la signoria arcivescovile il centro amministrativo e militare è il quartiere
Castello, ma dopo la completa distruzione della fine del XIII secolo, nel corso delle incessanti guerre tra Guelfi e Ghibellini, il nuovo centro sarà il borgo fortificato, in riva al lago, eretto dal nuovo Signore
Azzone Visconti.
Si mantiene la caratteristica struttura policentrica di Lecco, con le attività terziarie (commercio, amministrazione) accentrate nel nuovo borgo fortificato, quelle di
produzione del ferro collocate nei rioni lungo il torrente Gerenzone e quelle agricole nei quartieri di Maggianico, Acquate e Chiuso.
Le lunghe guerre contro i Veneziani coinvolgono Lecco, centro fortificato di confine dopo la Pace di Lodi (1454).
Con la decadenza della Signoria Viscontea, la creazione della Repubblica Ambrosiana, i tentativi espansionistici della Repubblica Veneta e, infine, il passaggio agli Sforza del Ducato di Milano, Lecco è ancora una volta investita dalle travagliate vicende politiche e belliche del XIV e XV secolo.
Nei primi decenni del XV secolo il capitano di ventura Pandolfo Malatesta si dichiara Signore di Lecco. Presto i duchi di Milano riprendono il controllo della zona, fino all’inizio del secolo successivo quando un’altro condottiero, Gian Giacomo Medici detto
"il Medeghino", fratello di Papa Pio IV, crea un effimero principato con centro Lecco.
Nel 1535, alla morte di Francesco II Sforza, l’imperatore Carlo V diventa Duca di Milano e comincia così quel lungo periodo noto come
"Età spagnola".
L’importanza strategico-militare delle fortificazioni di Lecco cresce ulteriormente, mentre si espandono le produzioni metallurgiche, in particolare quelle legate alle produzioni militari.
Le due grandi epidemie, quella del 1575 ( la "peste di San Carlo") e quella del 1629 ( la
"peste manzoniana") riducono della metà il numero degli abitanti.
Con il XVIII secolo alla dominazione spagnola si sostituisce quella austriaca e Lecco è interessata dalle profonde riforme politico-amministrative che lasciano intravedere i primi lineamenti di una compagine statuale modernamente organizzata.
Sono aboliti gli antichi Statuti e viene soppresso il Consiglio comunale, composto solo da aristocratici che vi sedevano per diritto ereditario.
Nel 1782 viene deciso lo smantellamento della piazzaforte di Lecco, che aveva perso ormai ogni importanza militare.
Liberata dalle pesanti servitù militari, l’economia locale conosce un grande impulso che porteranno il centro lariano, nel corso di un secolo, a diventare uno dei
maggiori centri industriali italiani.
Il primo periodo austriaco è bruscamente interrotto dall’arrivo dei francesi in Italia e dalla costituzione, all’interno della
Repubblica Cisalpina, dal Dipartimento della Montagna con capoluogo Lecco. Si tratta di un esperimento di breve durata, poi Lecco ed il suo territorio pellegrineranno da un dipartimento all’atro, fino ad essere collocati all’interno della Provincia di Como.
Nel 1848 il Governo Provvisorio della Lombardia, anche in riconoscimento della partecipazione lecchese all’insurrezione
anti-austriaca, il 22 giugno 1848 decreta l’elevazione del Borgo a Città, segno non solo formale, della grande crescita economica di quella che era ormai chiamata la
"Manchester d’Italia".
Nel 1923 il nuovo governo nazionale decreta lo scioglimento dei piccoli Comuni creati dagli Austriaci – corrispondenti in linea di massima agli attuali quartieri – riaccorpandoli in un’unica realtà amministrativa.
L’economia della città, in costante espansione, la porta a diventare il terzo centro industriale italiano, dopo Milano e Varese, nel censimento del 1961.
In città, da oltre un decennio, funziona una facoltà del Politecnico che prepara ingegneri di alto livello. |
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MANZONI E LECCO
Giunta a Lecco la notizia della morte di Alessandro Manzoni (22 maggio 1873), la sera del 24 maggio venne convocato "in straordinaria" il Consiglio Comunale per deliberare come prendere parte alle onoranze funebri. All'unanimità venne deciso di erigere un monumento al grande
"lecchese di adozione". Si formò un comitato promosso dall'abate Antonio Stoppani e per la realizzazione dell'opera arrivarono offerte da ogni parte d'Italia e dall'estero che raggiunsero la pregevole cifra di L. 35.000. Il monumento fu inaugurato l'11 ottobre 1891 con un discorso di Gaetano Negri. A questa cerimonia partecipò anche l'illustre poeta italiano
Giosuè Carducci, che in quell'occasione, nell'hotel Croce di Malta, pronunciò il famoso "discorso di Lecco", il quale valse a sfatare la mala voce di un'avversione del poeta toscano nei confronti dell'illustre lombardo. La festa dell'inaugurazione del monumento riuscì, secondo le cronache di allora, splendida e indimenticabile. Luminarie in largo Manzoni e fuochi d'artificio sul lungo Lario in località "ai Galli", sotto la direzione della "Pro Lecco".
La statua è opera dello scultore Francesco Confalonieri di Milano, poggia sopra un massiccio basamento di granito rosso di Baveno, adorno di tre magnifici altorilievi dello stesso scultore ispirati a scene de "I Promessi Sposi". Questi rappresentano: il rapimento di Lucia (in direzione Pescarenico); la morte di Don Rodrigo al lazzaretto (in direzione di via Roma); il matrimonio dei Promessi (verso viale della Costituzione). Le tre scene possono essere considerate sintesi dell'immortale romanzo: "la colpa, l'espiazione e l'innocenza trionfatrice". Sul lato che guarda verso il Resegone, circondati da una corona d'alloro, sono riprodotti gli stemmi d'Italia e di Lecco che accompagnano un'iscrizione: "I Cittadini di Lecco nel volere e nell'opera con tutta Italia concordi qui dove visse e s'ispirò l'autore dei Promessi Sposi eressero nel
MDCCCLXXXXI".
Oggi Villa Manzoni ospita il Museo Manzoniano, la Galleria d'arte comunale, la Biblioteca specializzata dei Musei e la Sezione Separata d'archivio. Il Museo Manzoniano espone, in dieci sale, prime edizioni e cimeli relativi alla vita ed alle opere di Alessandro Manzoni. Gli ambienti del piano terra (sala delle Grisaglie, sala da pranzo, lo studio, la cappella di famiglia) conservano ancora gli arredamenti originali del 1818. La Galleria d'arte comunale espone numerose opere eseguite dal XVI al XX secolo da artisti lecchesi o che
hanno lavorato nel territorio. La collezione comprende 400 dipinti e 2000 tra stampe ed incisioni. |