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MARCHEPESARO

 
Ancona - Ascoli Piceno - Pesaro - Urbino

Pesaro, protetta dai promontori formati dal monte Ardizio, si stende sul mare con una costa bassa e sabbiosa alla foce del fiume Foglia (l'antico Pisaurus). 
I romani arrivarono in questa zona nel 184 a.C. ed iniziarono a bonificarla. Il problema però non fu mai davvero risolto in quanto spesso il fiume Foglia usciva spesso dagli argini e solo con la realizzazione di opportuni canali di scolo nel XVIII secolo si riuscì a regolarne le piene. Prima colonia romana, poi oggetto di contesa tra Goti, Bizantini, Franchi e Longobardi, nel 1285 divenuta libero Comune, riuscì ad affermare la sua supremazia su tutto il contado. 
Fu con i duchi di Montefeltro che la città, insieme alla vicina Urbino, visse il suo periodo di maggior splendore, con le notevoli edificazioni rinascimentali e il clima di mecenatismo che favorì artisti come Piero della Francesca, Bramante e Raffaello. Molte furono le signorie (Malatesta, Sforza, Della Rovere e Borgia), che amministrarono Pesaro nei secoli successivi fino al 1789 quando entrò a far parte della Repubblica Cisalpina. Successivamente fu coinvolta nelle vicende successive alla Rivoluzione e contesa tra la Repubblica Romana e i francesi. Nel 1860, occupata dall'esercito sabaudo, entra a far parte del Regno d'Italia e riacquista il suo ruolo d'importante mercato.

 

Fontana in Piazza del Popolo
La principale fontana pubblica della città fu eretta tra il 1588 ed il 1593 per iniziativa del duca Francesco Maria II della Rovere, in sostituzione di quella esistente sin dal XIV secolo in Piazzetta del Quarto, oggi Largo Mamiani.
Il roveresco "ornamento della Platea Magna", detta la "Pupilla di Pesaro", fu inaugurata il 13 luglio 1593, radicalmente ristrutturata tra il 1684 ed il 1685 dallo scultore romano Lorenzo Ottoni (1648-1736), distrutta dai tedeschi nell'agosto 1944 e infine ricostruita nel 1960, secondo l'antico modello dell'Ottoni e con il ripristino degli antichi frammenti recuperati.
Restaurata nel 1988 nell'ambito di un piano di interventi attuati dall'Amminsitrazione Comunale per il recupero e ripristino delle antiche fontane della città, la fontana, restituita ai suoi originari colori - il bianco della pietra d'Istria e il rosso del marmo veronese - è tornata come un tempo, a centralizzare lo spazio urbanistico e ad essere punto di riferimento e polo aggregativo, allora come oggi immagine emblematica della città di Pesaro.

 

Cattedrale di S. Terenzio
Assegnabile al V secolo, la cattedrale paleocristiana fu posta sin dall'origine all'interno del perimetro della Pesaro romana nella stessa sede in cui sorge l'attuale duomo. Inizialmente consacrata ad un santo di cui non si conosce l'identità, fu invece dedicata a San Terenzio in epoca medievale: nel 1447 le sue reliquie furono poste sotto l'altare maggiore. Nel 1865 l'edificio fu oggetto di un complesso progetto di ristrutturazione portato avanti dall'architetto Carducci e poté essere nuovamente consacrata solo nel 1903. Nel corso dei lavori fu riscoperto l'ampio pavimento musivo (vedi scheda) di 900 mq. ca. che si estendeva per tutta la chiesa e di cui fino ad allora si avevano poche notizie. 
L'attuale fisionomia architettonica dell'edificio corrisponde a quella assunta dalla chiesa nel corso dei lavori ottocenteschi: l'interno presenta una pianta a croce latina suddivisa in tre navate scandite da pilastri che sorreggono un soffitto a cassettoni, con ampia cupola a crociera. L'esterno presenta invece una sovrapposizione di volumi diversi, corrispondenti all'ottagono della cupola e al semicilindro dell'abside e della torre campanaria con grandi aperture ad arco. La facciata medioevale (XIII sec.) lasciata integra ed inalterata, costituisce senza alcun dubbio per Pesaro l'unico esempio di architettura romanica.
Elementi artisticamente degni di nota sono i due leoni stilofori di epoca romanica: sculture databili al XII e XIII secolo che fiancheggiano il semplice portale ogivale, in pietra bianca, di origine trecentesca.

 

GASTRONOMIA
La cucina dell'entroterra marchigiano è costituita da sapori antichi e da vecchie tradizioni che sono rimaste immutate nel tempo per rendere sempre unico ogni piatto.
Il tartufo, bianco o nero che sia, domina nelle ricette dell'entroterra e viene usato per insaporire moltissimi piatti. Insieme con i funghi i tartufi sono i protagonisti di uno dei piatti locali più tipici come il "vincisgrassi". Questo piatto tanto antico è legato ad una leggenda del passato: si narra che il nome della pietanza derivi dal nome di un capitano dell'esercito austriaco impegnato a combattere nelle Marche l'esercito di Napoleone, il principe Windisch - Graetz. Quest'uomo Manifestò un così grande entusiasmo per queste lasagne, preparategli da un cuoco locale, che da allora si usa proprio il suo nome, italianizzato, per indicarle.
La carne domina nella cucina dell'entroterra deriva da un'ottima razza bovina, molte simile alla chianina, dalle cui carni si ottengono grandi specialità. Piatto simbolo di Pesaro sono i tournedos alla Rossini, filetto brasato con prosciutto, funghi prezzemolo, limone ed una spruzzata di pepe. I prosciutti affumicati della zona di Fabriano godono di un trattamento particolare: vengono prima salati, poi sottoposti a lavatura di aceto, infine insaporiti con pepe nero. A Montefeltro invece il prosciutto viene prima insaporito con il pepe e poi lavato con vino cotto. Il "ciaùsculu" è invece la tipica salsiccia di Macerata, fatta di carne di maiale ridotta in pasta fine, macinata ed insaporita con aglio, sale e pepe. Ottima se spalmata su fettine di pane abbrustolite. Ma la vera regina del territorio marchigiano è senza dubbio la porchetta; cotta sullo spiedo, con la sua tradizionale imbottitura di finocchio selvatico.

Inizialmente consacrata ad un santo di cui non si conosce l'identità, la Cattedrale fu dedicata a
San Terenzio in epoca medievale
Palazzo Ducale venne eretto da Alessandro Sforza nella seconda metà del XV sec
La Rocca Costanza è un ottimo esempio di architettura militare
La Rocca di San Leo è luogo di grandi suggestioni non solo storiche e artistiche
ma anche naturali

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