|
La città di Urbino ha origini lontane e il
Poggio, il colle dove sorse "Urvinum Mataurense" divenuto municipio romano probabilmente dopo la "Lex Julia Municipalis" che Giulio Cesare fece varare nel 48 a. C., fu abitato fin dalla preistoria. In epoca romana Urbino ebbe il carattere di
città fortificata, per la sua importante posizione strategica, e fu dotata di solide mura. Ciò non impedì a
Belisario, generale bizantino, di conquistarla, seppure prendendola per sete a causa del prosciugarsi di una fonte, strappandola così ai Goti nel dicembre del 538. Sotto i bizantini, Urbino fu inserita, insieme a Fossombrone, Iesi, Cagli e Gubbio, nella Pentapoli
Annonaria; nel 568 subì una prima invasione longobarda che si protrasse fin verso la fine del secolo, per poi ripetersi con
Liutprando all'inizio dell'VIII secolo.
Nel 733 discese in Italia Carlo Magno che, dopo aver distrutto il regno longobardo, fece la celebre donazione con la quale anche
Urbino fu assegnata alla Chiesa. A quell'epoca la città ara una importante
sede vescovile: la costituzione della diocesi infatti risale al 313 ed ebbe in Evandro il suo primo Vescovo; le notizie sulla Chiesa locale sono tuttavia, per alcuni secoli, alquanto
frammentarie. Dal 1056 al 1088 alla guida della diocesi troviamo il Beato Mainardo che fu amico di San Pier Damiani con il quale collaborò per la riforma della Chiesa e del Clero.
Nel 1155 fanno la loro comparsa sulla scena urbinate i Montefeltro, di origine germanica, con la nomina a
vicario imperiale della città del Conte Antonio da parte dell'imperatore Federico Barbarossa. Nel 1213 Buonconte e Taddeo di Montefeltro ebbero in feudo Urbino dall'imperatore Federico II ma, a causa delle dure reazioni degli urbinati, solo nel 1234 riuscirono ad imporre la loro signoria sulla città. A Buonconte succedettero Montefeltrano e
Guido il Vecchio che lo storico Luodovico Muratori ha definito il più accorto e vigoroso condottiero d'armi di quella età. Quindi fu la volta di Federico che per il suo acceso ghibellinismo fu scomunicato dal Papa e ucciso
dagli urbinati nel 1323, insieme al figlio maggiore. Si salvò soltanto Nolfo, il figlio minore, che dopo un anno fu acclamato conte dai cittadini,
e fu a sua volta cacciato da Urbino per essersi messo contro il Cardinale Albornoz, incaricato dal Papa di mettere ordine nei possedimenti pontifici.
A risollevare le sorti della famiglia fu un altro Conte Antonio che riuscì a riprendere Urbino dopo la morte dell'Albornoz, ad allargare i possedimenti e ad ottenere nel 1390 l'investitura papale. A sua volta il figlio
Guidantonio accrebbe e consolidò lo stato e lo portò ad un livello di
soddisfacente prosperità. Egli ebbe un figlio naturale, Federico nato nel 1422 da una donna nubile di Gubbio, ed uno legittimo, Guidantonio, che la seconda moglie, Caterina Colonna, gli diede nel 1426. Fu quest'ultimo ad
succedere al padre ed ottenere il titolo ducale dal pontefice Eugenio IV, nel 1443. La sua tragica fine ad appena 17 anni, a seguito di una congiura di urbinati, che gli rimproveravano la vita dissipata e il
dissanguamento delle finanze pubbliche, portò alla ribalta Federico con il quale ebbe inizio il
periodo più splendido di Urbino. La città tutta parla della magnificenza di quell'epoca che ha nel palazzo ducale la testimonianza irripetibile dell'estremo livello di perfezione e grandezza raggiunto.
Dopo Federico la Signoria fu assunta dal figlio Guidobaldo che pur provvisto di
eccellenti qualità umane, non aveva le doti politiche e militari per destreggiarsi con successo nell'aggrovigliata situazione italiana e
soprattutto non aveva buona salute, tanto che morì nel 1508 ad appena 36 anni e
senza figli. Per gli urbinati Guidobaldo fu il modello del principe garbato
e del perfetto gentiluomo, egli lasciò alla città due importanti istituzioni che sono ancora oggi il suo orgoglio: nel 1506 creò infatti il
Consiglio dei Dottori, primo embrione dell'Università Feltresca, e un anno dopo fondò la
Cappella Musicale del SS. Sacramento.
Federico Maria, nipote di Guidobaldo e da questi adottato ed indicato per la successione, diede inizio alla
Signoria dei Della Rovere che durerà fino al 1631 allorché, con la morte di Francesco Maria II, il ducato fu devoluto alla
Santa Sede. Con la fine della Signoria roveresca, innumerevoli opere d'arte presero la via di Firenze e di Roma dove, tra l'altro, venne trasferita la celeberrima
biblioteca di Federico. |