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PUGLIABRINDISI

 
Bari - Brindisi - Foggia - Lecce

Il nome, rivela uno stretto legame con la natura circostante, dall'arcaico "Brundo", al messapico "Brunda", fino al latino "Brundisium" e quindi all'attuale Brindisi, che significa "Testa di Cervo" con chiaro riferimento alla forma del suo porto.
La vera grandezza e rinomanza di Brindisi comincia nell'anno 267 a.c. quando i Romani se ne impadronirono, sotto il consolato di Attilio Regolo e Giunio Libone. Quì Cicerone fu parecchie volte ospite del brindisino Lenio Flacco. Quì moriva Virgilio nell'anno 19 a.c., reduce da Atene. Il dominio Greco, di cui Brindisi conserva memoria per monumenti tuttora esistenti e per avanzi di rito religioso, continuò tra parecchie invasioni saraceniche e longobardiche, sino alla conquista dei Normanni. Costoro seguirono l'opera di riedificazione iniziata dai Greci e molto si interessarono di questa città, edificando tra le altre cose chiese e conventi.
Ai Normanni seguirono gli Svevi, la cui dominazione è durata 76 anni, questi sono ricordati ancora dal Castello fatto costruire da Federico II durante la sua dimora in Brindisi.
Gli Angioini, che subentrano agli Svevi nel 1268, non furono meno generosi di concessioni e costruzioni a questa città. Fu opera loro il canale di unificazione tra il porto interno e quello esterno; la riattivazione ed ampliamento dell'Arsenale ed altri grossi servizi.
Poi vennero i periodi bui della peste, delle carestie, dalla guerra civile e dalla devastazione ungherese. Si passa poi agli Aragonesi nel 1425, sotto il cui governo Brindisi fu interamente distrutta da un violento terremoto (1456).
Nei secoli successivi a Brindisi si succedettero Veneziani, ai quali la citta fu ceduta da Ferdinando d'Aragona; Austriaci e Spagnoli; fino ad arrivare alla dominazione Borbonica con Ferdinando I nel 1759. Si deve a questi se Brindisi è tuttòra esistente, poichè per mezzo dell'ingegnere Andrea Pigonati fecero effettuare la bonifica del porto, ridotto ormai ad una vera e propria palude, con conseguenze gravi per la salute dei brindisini; a lavori ultimati questo ritornò alle sue vecchie origini.
Ritornati i Borboni nel 1815, salito al trono Ferdinando II, rivolse a questa città le cure più affettuose, in questi periodi si ebbe il porto franco, l'esenzione della leva per oltre 10 anni ed altri benefizi.
Passato l'antico reame delle Due Sicilie sotto la dominazione della Casa Sabaudia, Brindisi vede un fiorente sviluppo commerciale, con l'approdo della famosa Valigia delle Indie.
Lo stemma civico di Brindisi ricorda la Croce di Guerra insignitagli al termine del Primo Conflitto Mondiale, come solenne riconoscimento per "le numerose vittime della ferocia nemica e le privazioni indicibili causa della sospensione di ogni traffico".

 

DA VEDERE
La Colonna romana, superstite di due colonne gemelle, che segnavano forse il termine della Via Appia, oppure appartenevano al Foro Brundusino. L'iscrizione latina, che si legge sulla base della colonna superstite, accenna a Lupo Protospata, che restaurò la città distrutta dai Saraceni.
Ferdinando d'Aragona, nel 1496, mise le due colonne nello stemma di Brindisi. Una delle colonne, senza apparente ragione, cadde nel 1528 ed uno dei rocchi, che la componevano, restò trasversalmente sulla base, come tuttora si osserva. Nel Museo Archeologico Provinciale "F. Ribezzo" di Brindisi, diviso in 5 sezioni: la sezione epigrafica e statuaria; la sezione antiquaria; la preistorica; la numismatica e poi c'è la sezione dedicata alle sculture databili fra il IV sec. a.C. e il III sec. d.C., in questa sezione sono custodite le sculture rinvenute qualche anno fa nello scavo subacqueo di Punta del Serrone, tra le quali il Bronzo di Brindisi.
Opera di Federico II di svevia fu il Castello di terra meglio conosciuto come Castello svevo, questo fu costruito con materiali di parecchi monumenti antichi rovinati e valendosi dell'opera dei suoi soldati qui dimoranti in attesa della spedizione in Oriente per la Crociata. L'antico castello fu poi modificato sotto il regno di Ferdinando I d'Aragona, il quale aggiunse l'antemurale, e quattro baluardi rotondi.
Altro monumento di grande interesse è la Cattedrale o Duomo, è un edificio del 1743, a tre navi con vasto presbitero e coro. Sorge sullo stesso sito dove S. Leucio, primo vescovo di Brindisi, eresse la prima chiesa sulle rovine d'un tempio pagano. Dopo l'invasione saracena l'antica chiesa venne restaurata e poi consacrata nel 1089 dal Pontefice Urbano II.
San Giovanni al Sepolcro he una forma rotonda, simile a quella di S. Maria Maggiore di Nocera e a quella di S. Lucia in Perugia, sostenuta da otto colonne, alcune in marmo cipollino, altre in granito; alcune di esse con capitelli d'origine classica e d'ordine corintio, altre del tempo. Questa chiesa aveva tre altari con tre absidi, e riceveva la luce dall'alto della cupola. Ora vi si osservano le forme architettoniche medioevali ed alcuni avanzi di pitture, che originariamente adornavano la chiesa. Questi sono affreschi di un certo interesse per l'arte del tempo, poichè sanciscono di fatto la rottura con l'arte bizantina, che era prevalsa fino ad allora.
Un'altra opera grandiosa, è il Castello Alfonsino, che sembra romana ed è, invece degli Aragonesi. Fu infatti Ferdinando I d'Aragona che l'anno dopo l'invasione turca e la presa d'Otranto, fece cominciare la costruzione di quella fortissima rocca, che a causa del colore delle pietre fu chiamata Castel Rosso. Nel 1485 Alfonso, Duca di Calabria, fece ampliare quella fortezza, prolungandola verso levante, facendo all'antico torrione un antemurale con baluardi e fianchi di meravigliosa grossezza, riducendola a vera forma di castello.
Verrà quindi in seguito a questo intervento, chiamato Castello Alfonsino dal nome del Duca di Calabria.

 

LA CUCINA
Nella Provincia di Brindisi la tradizione gastronomica si basa sui frutti di mare, sul pesce e sui profumi degli ortaggi coltivati in grandi quantità. Pane olio e vino poi sono le carte vincenti.
Tra le forme di pane prodotte nella provincia di Brindisi le più singolari sono la pagnucula (pagnotta), la passulata (pagnotta ripiena di uva passa), la pirruèzzulu (piccolo pezzo di pane a forma di trottola che si dona agli amici e parenti in segno di buon auspicio), la puddica (schiacciata cotta sotto le ceneri calde), il pane puddicasciu (piccolo pane di forma rotonda confezionato con farina impastata con salsa a base di olio, cipolla e pomodoro, autentica delizia).
Il condimento dei primi piatti è in genere simile a quello delle altre provincie pugliesi; a volte si cambia solo il tipo di pasta che si usa, come dimostrano i maccheroni con pomodori al forno, la minestra di fave e cicoriella, le orecchiette con braciolette, la pasta ai peperoni o il riso ai carciofi.
Per gli antipasti e i secondi piatti primeggia il pesce, con la schiuma di mare, antipasto semplicissimo a base di alici, la zuppa di pesce, le alici in tortiera, i polpi sott'aceto, le seppie o i totani ripieni.
Tra le verdure sono tipiche le cucuzze alla puviredda, zucchine tagliate a fette e fritte, ottime come contorno per un secondo piatto.
In tema di pizze quelle tipiche sono la pizza di verdura e gli ottimi panzerotti.

Uno scorcio del Castello Svevo
Piazza Duomo
Uno scorcio della città
Castello Alfonsino

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