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PUGLIAFOGGIA

 
Bari - Brindisi - Foggia - Lecce

San Giovanni Rotondo


Secondo la tradizione, la città di Foggia nacque intorno all’anno 1000, quando venne rinvenuta tra le acque di un pantano - attualmente piazza del Lago, nei pressi della Cattedrale - un’antica immagine della Madonna ricoperta da alcuni drappi. I pastori portarono l’icona nella vicina Taverna del Gufo, attorno alla quale venne eretto un primitivo nucleo di case che riaggregò gli abitanti dell’antica città di Arpi.
Il massimo splendore Foggia lo raggiunse ai tempi di Federico II, considerata dall’imperatore cerniera strategica tra nord e sud, tra oriente ed occidente. Qui, nel 1223, Federico fece costruire il proprio palazzo imperiale e qui lasciò il suo cuore dopo la sua morte, avvenuta a Castel Fiorentino (tra Lucera e Torremaggiore) nel 1250.
Dopo gli Svevi, gli Angioini: con Carlo II "lo zoppo", succeduto a Carlo d’Angiò, il Regno dell’Italia meridionale spostò il baricentro verso Napoli, mentre Foggia attraversò periodi poco felici, con saccheggi e distruzioni.
Nel 1468, sotto gli aragonesi, Foggia divenne sede della dogana sulla via della transumanza, e con Ferrante d’Aragona nel 1470 la dogana fu elevata a Tribunale, operazione che consentì alla città di diventare crocevia dei ricchi mercati connessi alla pastorizia, e sede di fiere di una certa rilevanza.
La città mantenne i suoi privilegi anche con la dominazione spagnola, nonostante carestie, epidemie e varie insurrezioni.
Dopo il 1700 Foggia passò sotto il viceregno austriaco. Periodo triste per la città, funestata nel 1731 da un terremoto che la rase al suolo. Con il terremoto Foggia si legò fortemente alla Madonna dei Sette Veli: la Sacra Icona, scampata al disastro, mostrò infatti il suo volto ai foggiani. Era il 22 marzo. Da allora, il 22 marzo di ogni anno, Foggia ricorda l’avvenimento.
Con i Borboni, venne messa in atto una serie di provvedimenti, volti ad incentivare l’agricoltura nei territori di Capitanata, a cui seguì una radicale riforma del sistema della gestione doganale.
Nel periodo napoleonico, Foggia fu teatro di un grande evento, le nozze reali tra il principe ereditario Francesco e l’arciduchessa Maria Clementina d’Austria. Le nozze furono celebrate nella chiesa madre di Foggia il 25 giugno 1797, mentre i festeggiamenti avvennero nell’elegante cornice di Palazzo Dogana.
Durante la serata fu eseguita l’opera "La Daunia Felice", composta per l’occasione da Giovanni Paisiello (su libretto del foggiano Saverio Massari).
Ma i Borboni di Napoli furono sconfitti da Napoleone. Nel 1806 il trono del Regno di Napoli passò nelle mani di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, che in Capitanata abolì il Tribunale, istituendo l’Intendenza di Capitanata, con il cui decreto le terre venivano concesse in enfiteusi perpetua. In seguito alla restaurazione ed al ritorno dei Borboni, le occasioni di sviluppo del territorio andarono quasi del tutto perse. Fu infatti reintrodotto l’ormai inadeguato sistema della Dogana. Dopo una serie di tentativi di insurrezione, Foggia fu governata da un commissario regio, che ne favorì la rinascita sia culturale che economica. Risalgono a questo periodo le opere pubbliche dell’ingegnere provinciale Luigi Oberty, tra cui noti sono i Propilei della Villa Reale.
La città si andava sviluppando ed imborghesendo, fino a quando, nel 1837, una forte epidemia di colera stroncò parte della popolazione, tra cui don Antonio Silvestri, il campione dei poveri e degli emarginati, figura leggendaria della Foggia dei primi decenni dell’800.
Con il fascismo furono avviate le opere di completamento della bonifica delle terre e dell’acquedotto del Sele, ultimato nel 1924. Nel 1933 fu istituito il Consorzio di Bonifica e sempre nello stesso anno, con il piano regolatore Albertini, vennero poste le basi per il progetto della Grande Foggia. Seguirono quindi la costruzione dell’impianto della cartiera, ancora oggi di importanza nazionale, e l’istituzione dell’Ente Fiera di Foggia.
La seconda guerra mondiale non fu generosa con Foggia. I bombardamenti dell’estate del ’43 decimarono la popolazione e rasero al suolo la città.

 

DA VEDERE
Proseguendo per via Lanza si giunge davanti al bel pronao della Villa Comunale in stile neoclassico, che fu realizzato da Luigi Oberty nel 1827.
L'Arco del Palazzo di Federico II, ricomposto su un lato di Palazzo Arpi, è l'unica testimonianza della reggia che Federico II di Svevia fece erigere a Foggia nel 1223.
L'Arco della Pianara, secentesco, murato su un lato del Conservatorio Musicale "U. Giordano", proviene dal distrutto palazzo fortificato dei Duchi di Civitella, che sorgeva sulla via per Manfredonia.
Un originale monumento, riferito alla reintegra dei tratturi realizzata da Ettore Capecelatro nel 1651, è l'epitaffio; sul pinnacolo reca una statua di re, forse Filippo IV o Carlo II.
Il Teatro "Umberto Giordano", completato nel 1828 su progetto dell'ingegnere Luigi Oberty, fu eretto nel luogo di un piccolo mercato che si teneva fuori porta. Il teatro è dedicato all'illustre musicista foggiano Umberto Giordano.
Palazzo Dogana, in piazza XX settembre, fu costruito dopo il terremoto del 1731. Attualmente ospita gli uffici della Provincia. Fu sede della Regia Dogana della "Mena delle pecore", fino a quando questa istitu-zione, dovuta alla Transu-manza delle greggi, non fu abolita nei primi anni dell'Ottocento.
Il Museo Civico, all'interno di Palazzo Arpi, fu fondato nel 1931 e custodisce reperti della Daunia, corredi tombali di Arpi, una pinacoteca e una sezione dedicata alle tradizioni popolari.
Museo della Religiosità Popolare: piazza Sant'Eligio (presso Chiesa delle Croci). Vi sono esposti oggetti della religiosità domestica e familiare.
Museo Provinciale di Storia Naturale: via Bellavia, 1 (presso la scuola Giannone-Via Sbano)
La Chiesa dell'Addolorata (1739) è barocca. L'interno è a pianta ellissoidale, gli altari in marmo sono di notevole pregio; sul maggiore è posta la miracolosa statua della Madonna Addolorata.
La Chiesa di San Giovanni di Dio sorge sullo stesso luogo di una chiesa dei Celestini dedicata a Santa Caterina, citata in un documento del 1348. I Fatebenefratelli, nel 1597, fondarono la nuova chiesa con il convento, dedicata sempre alla Santa, ma denominata San Giovanni di Dio. Fu ricostruita nel 1748, dopo il terremoto del 1731 e riaperta al culto nel 1932.
Sul portale della facciata barocca sono scolpiti i simboli del martirio di Santa Caterina. L'interno si presenta con un'unica navata; sulle pareti tele del foggiano Vincenzo De Mita. Sull'altare un dipinto raffigurante l'apparizione della Vergine col Bambino a San Giovanni di Dio.
La Chiesa di San Domenico (XVIII sec.), in corso V. Emanuele, apparteneva ai Domenicani che abitavano l'attiguo convento, oggi sede dell'Arcivescovado. La chiesa, ricostruita dopo il 1731, è di stile barocco. L'interno, con altari di marmo e decorazioni a stucco, conserva affreschi eseguiti alla fine del 1800 dal pittore locale Antonio La Piccirella.
La Chiesa di San Giuseppe, costruita nel 1742, è di modeste dimensioni. L'interno è ad una sola navata. Sotto vi è una cripta.
La Chiesa di San Giovanni Battista (XVIII sec.) ha linee architettoniche piuttosto semplici, d'ispirazione barocca. L'interno, a croce latina, è a navata unica. In questa chiesa, eletta a basilica minore, si verificarono l'apparizione della Madonna dei Sette Veli a Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1731) e il miracolo dell'Addolorata, che pose fine all'epidemia del colera del 1837.
Da via di Sant'Eligio si arriva alla Chiesa delle Croci, edificata nel 1693, anno in cui il padre cappuccino Antonio da Olivadi, venuto a Foggia per predicare, piantò sette croci fuori città. Il luogo fu spontaneamente recintato dal popolo e si costruirono sulle croci cinque cappelle, una chiesa ed un monumentale arco trionfale. La chiesa è in tardo stile barocco, ad una sola navata, con due cappelle laterali. Sulla volta una tela rappresenta la "Salita al Calvario", di scuola napoletana. Sotto la chiesa si trova la cripta (sede di riunioni segrete durante il Risorgimento). Dichiarato monumento nazionale, il complesso architettonico è situato in uno dei più poveri quartieri della città. Vicino alla Chiesa delle Croci, nello stesso quartiere, sorge la piccola Chiesa di Sant'Anna (sec. XVIII), edificata dai Cappuccini insieme al Convento dove, nel 1916, soggiornò Padre Pio.
La Chiesa di San Francesco Saverio è attigua al Palazzo Dogana. La sua origine risale al 1700 ed è in stile neoclassico, con un bel pronao d'ingresso di ordine ionico. L'interno è a croce greca.
Fuori del centro storico è da vedere la Chiesa di Gesù e Maria, retta dai Frati Minori osservanti e risalente agli inizi del 1500. Danneggiata dal terremoto del 1731, fu ricostruita nel 1738. Lo stile è barocco, la pianta è a croce latina e le tre navate sono delimitate da archi retti da pilastri.

 

GARGANO
Un promontorio carsico e ineguale che si stende per circa duemila chilometri quadrati dal livello del mare fino ai 1055 metri di Monte Calvo, la cui cima disadorna si innalza sui pini d'Aleppo della costa e sui faggi della Foresta Umbra. Lo "sperone d'Italia", che si protende per circa settanta chilometri nell'Adriatico, fu in origine un'isola, e tuttora il suo imponente massiccio ha caratteristiche ambientali molto diverse dalla piana limitrofa: popolato dall'uomo fin dal paleolitico (le sue grotte carsiche costituivano un impareggiabile rifugio, come testimonia la splendida Grotta Paglicci, nei pressi di Rignano), il Gargano, la "montagna sacra", è terra di miti e di leggende. La più bella fra esse, è senz'altro quella di Pizzomunno, il pescatore che, innamoratosi della bella Vieste, destò l'invidia delle sirene, che la uccisero. Il dolore pietrificò Pizzomunno, che tuttora sorge dalle profondità del mare di fronte alla città che dalla sua amata prese il nome.

Piazza Cavour
Chiesa di San Francesco Saverio del 1700 in sitle neoclassico
Teatro comunale
"Umberto Giordano"
Scorcio del promontorio del Gargano

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