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La leggenda tramanda che già prima della guerra di Troia esistesse Sybar, città messapica, che, dopo la conquista romana nel III sec. a.C., latinizzò il suo nome in Lupiae. Il nucleo si poi spostò di circa 3 Km a nord-est e prese il nome di Licea o Litium. La nuova città fiorì come Municipio nel II sec. d.C., in epoca adrianea e venne arricchita di un teatro e di un anfiteatro e collegata al Porto Adriano (oggi San Cataldo).
Saccheggiata da Totila nel 549 rimase sotto il dominio dell'Impero Romano d'Oriente per cinque secoli. Per la Città questo fu un periodo buio, data la grande importanza acquistata da Otranto, come porto dell'Italia Bizantina.
Fu la conquista Normanna a far rinascere Lecce, quale centro commerciale, ed estese il suo territorio sino a diventare capoluogo dell'omonima contea per quattro secoli. A partire da Goffredo d'Altavilla (1053) i conti normanni vi tennero corte. Tancredi, nel 1166, fu riconosciuto conte di Lecce dal Re Guglielmo II; Federico II incamerò la Città di Lecce nel demanio regio e poi la lasciò in eredità al figlio Manfredi.
Nel XV secolo ebbero particolare fortuna le sue attività commerciali. Nei due secoli seguenti il Salento fu a più riprese minacciato dalle incursioni turche, tanto che sotto il regno di Carlo V la Città fu dotata di una nuova cinta muraria e di un Castello. In epoca spagnola la città si trasformò in un vero e proprio cantiere a cielo aperto, per le tante opere civili e religiose, che privati, clero, congregazioni ecclesiastiche, si danno da fare per erigere; in un crescendo di opere sempre più belle ed importanti. Espressioni di questo periodo è il trionfo del barocco leccese, che caratterizza gran parte delle costruzioni del centro storico. Una tremenda epidemia di peste funestò Lecce nel 1656. Migliaia furono le vittime, la tradizione narra che dopo tanta attesa avvenne il miracolo per intercessione di Sant'Oronzo, che così fu proclamato patrono della Città.

 

DA VEDERE
Di fronte all'Arco di Trionfo si staglia, per dieci metri di altezza, su di una base, l'Obelisco, che venne eretto nel 1822 da Vito Carluccio in occasione di una visita effettuata a Lecce da Ferdinando I di Borbone. L'Obelisco ha le quattro facce decorate da rilievi simbolici dei quattro capoluoghi di Terra d'Otranto; sul piedistallo appare con maggiore evidenza un delfino che azzanna la mezza luna.
Al di fuori del perimetro della Città romana, vi era posto l'Anfiteatro Romano, attualmente visibile, in parte, nella piazza S. Oronzo.
La data della sua costruzione, dai più, è collocata nella prima metà del II sec. d.C., periodo particolarmente felice nella storia di Lecce. Si stima potesse contenere circa 20.000 spettatori e la parte ancora sepolta si estende fin sotto la chiesa di S. Maria delle Grazie. Al di sopra dell'arena si sviluppano le gradinate delle quali rimane, attualmente il solo ordine inferiore. Al di sotto della cava si estende un corridoio anulare voltato, che consente l'accesso alle gradinate mediante scale, nella parte esterna un altro corridoio anulare si apre verso l'esterno con una serie di fornici. il monumento ha una lunghezza di 102 m. sull'asse maggiore e 82 m. su quello trasversale ed è in parte ricavato nel banco roccioso.
Nel centro storico della Città emerge l'imponente mole del Castello di Carlo V. E' una vasta costruzione a pianta trapezioidale, con poderosi baluardi angolari a lancia, due più piccoli, rivolti verso la Città, e due più grandi, posizionati verso la campagna e verso il mare. La struttura fu creata su progetto dell'architetto Gian Giacomo dell'Acaya (1539-1549), per ordine di Carlo V, dato che la Città era particolarmente esposta al pericolo dell'invasione turca. Alla struttura difensiva, circondata da un fossato, colmato nel 1872, si accede attraverso due porte: una ad est Porta Falsa attualmente murata, l'altra ad Ovest Porta Reale.
L'esempio più significativo del barocco leccese è la Basilica di Santa Croce. La data d'inizio dei lavori di costruzione della chiesa è riferibile alla seconda metà del XVI secolo. La costruzione fu commissionata dai Padri Celestini a Gabriele Riccardi, che compì l'ordine inferiore della facciata divisa da sei colonne con capitelli zoomorfi. Una balaustra sorretta da telamoni e da immagini zoomorfe separa, il primo ordine, ancora classicheggiante, dal secondo tipicamente barocco opera di Cesare Penna. Il grande e bellissimo rosone centrale, d'ispirazione romanica, la ricca cornice, quattro colonne, il fregio e le due nicchie con statue, rendono il prospetto della basilica un esempio di ricchezza e di armonia unico nel suo genere. L'interno della basilica è a croce latina divisa in tre navate da colonne.
Di fianco alla Chiesa di Santa Croce vi è il Palazzo dei Celestini ex Convento dei Celestini. I lavori di costruzione iniziarono alla metà del 1500. Il monastero fu un vivace centro di cultura fino alla soppressione napoleonica nel 1807, quando i monaci furono allontanati e l'edificio divenne sede dell'Intendenza di Terra d'Otranto. Attualmente il Palazzo del Governo è sede della Provincia di Lecce.

 

LA CUCINA
Il pane che meglio rappresenta la città del Barocco è la puccia, molto soffice e ripieno di olive nere leccesi o di uva passa, che a volte viene imbottita anche con franfullichi (pesci marinati) e la puccia rustica fatta con farina, acqua, olive nere snocciolate, cipolla tritata e peperoncino piccante. Altri prodotti al forno sono le pitte, i quazuni o puddiche (ciambelle con un uovo sodo in mezzo), le cuddure (grossi taralli di pasta frolla e uovo) e gli affucagatti (taralli di farina e peppe, grossi quanto un dito).
Nella tradizione della provincia salentina il pranzo comincia con le prelibatezze di mare e di terra tra questi: spaghetti con i frutti di mare, le minestre di fave e carciofi, le lasagne al sugo d'anguilla, le orecchiette con cime di cola e lardo, il riso con le cozze ma anche spaghetti con sugo alla pizzaiola e laganelli con ceci.
Particolari delle specialità a base di pesce sono: le cozze alla leccese, i pupiddi in scapece (piccolissimi e prelibati pesciolini marinati in aceto e zafferano), le cozze in tortiera (verdure e cozze disposte in strati molto sottili).
In tema di verdure a Lecce e dintorni si possono degustare le buonissime melanzane pugliesi, grigliate e servite come insalata e i famosi carnuccieddi (piccoli cardi lessati e cotti in forno insieme a capperi, acciughe, olive nere e prezzemolo, previo condimento con pecorino e pane grattuggiati).
Come specialità di accompagnamento, da non dimenticare la deliziosa sfogliata con olive e acciughe ed i buonissimi taralli

Basilica di Santa Croce esempio di
"Barocco Leccese"
Basilica di Santa Croce particolare del rosone
Anfiteatro Romano, prima metà del II sec. d.C.
Piazza Duomo

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