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TOSCANA GROSSETO
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I reperti archeologici recuperati nella zona nord est, ci testimoniano che le prime tracce di un piccolo abitato
nella città di Grosseto, risalgono fin all'epoca degli etruschi.
Il nome della città però lo troviamo per la prima volta in una pergamena dell'803 d.C. dove appare la testimonianza scritta di un insediamento "in loco Grossito", il quale, nel 973 risulta già essere un feudo degli Aldobrandeschi.
Iniziò così il "dominio" di questa potente famiglia lucchese che trasformò Grosseto da castello a corte e successivamente, nell'aprile del 1138, in
civitas, in concomitanza con il trasferimento della sede vescovile dall'antica
città etrusco-romana di Roselle a Grosseto.
Nel 1551, mentre cominciavano a profilarsi le prime idee di Comune, Siena cominciò a porre le basi per
l'espansione in questa parte della maremma e vennero così stipulati i primi
patti di fedeltà.
Nel 1224 tuttavia, la città tentò una prima ribellione all'egemonia senese, ma i 3200 valorosi soldati, pur opponendo una resistenza accanita, dovettero cedere al numericamente superiore esercito avversario. Per oltre un secolo, mentre in tutta Italia divampavano le lotte tra i
sostenitori del papa (Guelfi) e quelli dell'imperatore (Ghibellini), i grossetani continuarono a sollevare agitazioni ad ogni occasione propizia, senza però riuscire mai a scuotersi dal giogo senese. Nel 1328 la città seppe resistere all'attacco dell'Imperatore tedesco Ludovico il Bavaro, il quale fu costretto a ripiegare verso Pisa, e lo stemma cittadino si adornò in questa occasione di una spada che ancora oggi porta alla memoria quel lontano episodio di amor patrio. Gli anni 1334-1336 furono segnati dalla cacciata di Vanni degli Abati e la conseguente sottomissione a Siena. Il sogno di libertà era così definitivamente tramontato.
In seguito a questi eventi, nel 1421, venne emesso lo statuto cittadino; il comune di Grosseto, per inserito come
"dominato", manteneva comunque una certa autonomia soprattutto in ambito
amministrativo. Il primo periodo della sottomissione senese fu letteralmente drammatico. A Grosseto, come del resto in tutta Europa., imperversava la
Peste Nera (1348), in questa zona inoltre l'impaludamento dei terreni, lo spopolamento, la malaria, ed altre epidemie, falcidiarono la popolazione che nel 1369 si era ridotta ad un
centinaio di nuclei familiari.
Al progressivo degrado della città si accompagnarono inoltre frequenti incursioni e devastazioni del territorio, tra le quali vanno segnalate quella del
1447 ad opera delle truppe napoletane del re Alfonso d'Aragona e quella del
1455 con la spedizione della compagnia di ventura di Jacopo Piccinino. Il dominio senese tramontò definitivamente nel
1559 quando per l'intervento armato dell'imperatore Carlo V, i territori di Siena vennero incorporati nel
Granducato di Toscana sotto Cosimo I de' Medici. Nel 1574 sotto Francesco I, fu iniziata la costruzione della
cinta muraria (tuttora ottimamente conservata), terminata poi nel 1593 sotto Ferdinando I. Furono intraprese altre opere di fortificazione e nello stesso tempo la pianura di Grosseto venne interessata da interventi di
bonifica. Tuttavia il periodo di ripresa ebbe breve durata, e con l'abbandono delle opere di risanamento e di bonifica, la città rivisse un nuovo grave periodo di decadenza fin quasi a
scomparire; all'inizio del 1700 gli abitanti erano ormai poco più di 700.
La dominazione medicea durò fino al 1735, e due anni più tardi con il trattato di Vienna che poneva fine alla guerra di successione polacca, al duca Francesco Stefano fu tolta la Lorena e gli fu assegnato, a titolo di indennizzo, il Granducato di Toscana. In questi secoli intanto la
città aveva continuato a reggersi in base agli statuti del 1421 che nel tempo avevano subito modifiche soltanto marginali, fino a quando, nel marzo
1783
Pietro Leopoldo di Lorena sancì la loro abolizione a favore dell'unificazione legislativa della
Toscana.
Con l'avvento dei principi di Lorena, in tempi i cui ai primi di maggio una popolazione scarsa e denutrita era costretta ad abbandonare la zone del piano per rifugiarsi sulle colline circostanti, dove la malaria mieteva meno vittime,
la città di Grosseto rifiorì.
Pietro Leopoldo staccò la Maremma da Siena e stabilì a Grosseto il capoluogo, furono attuate una serie di concessioni di terre, abolizioni di tasse e
rimborsi parziali delle spese. Con questi interventi Pietro Leopoldo si attirò le simpatie di tutta la popolazione maremmana che gli eresse un
monumento nella piazza principale della città.
Alla fine del XVIII secolo la storia di Grosseto fu legata alla Rivoluzione
francese, al dominio napoleonico ed alla restaurazione che riportò sul trono i Lorena. Infine con il
plebiscito del 15 maggio 1860 le sorti della città seguirono quelle dell'unità d'Italia. |
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IL PARCO NATURALE DELLA MAREMMA
Il Parco Naturale della Maremma, situato in provincia di Grosseto nella parte meridionale della Toscana, comprende una fascia costiera di circca
9800 ettari, che si estende dall'abitato di Principina a Mare, a nord, al
promontorio di Talamone, a sud.
La maggior parte del parco è rappresentata, dai Monti dell'Uccellina, una catena di colline parallele alla costa e rivestite di fitta macchia, che culmina nel
Poggio Lecci.
La zona settentrinale del Parco è pianeggiante ed è costituita da terreni alluvionati formati dai depositi trasportati dal fiume Ombrone, presso la foce del quale si trovano i tipici ambienti palustri denominati Chiari della Trappola. Si tratta di zone umide, la cui origine potrebbe essere stata determinata dal progressivo avanzare della spiaggia che avrebbe inglobato antichi laghetti costieri, ma non è escluso che si tratti di resti di canali formati dalle correnti di riflusso o anche relitti di rami di un'antichissima foce
a delta.
La costa, che ha uno sviluppo di circa 20 km, si presenta come una successione di ampi arenili, che si allungano dalla Bocca d'Ombrone alla Cala di Forno, dove i Monti dell'Uccellina cominciano a precipitare in mare formando una scogliera che si prolunga fino al promontorio di Talamone. Per quanto concerne la copertura dei suoli e la copertura vegetale, il territorio del Prco comprende ambienti estremamente differenziati, dai campi coltivati ai pascoli, dalla macchia mediterranea alle zone rocciose, dalla pineta alla palude e alle dune sabbiose.
Per quanto riguarda il clima, nell'area del Parco sono presenti situazioni diverse con caratteri di tipo
continentale, mediterraneo e subdesertico, che si manifestano anche nella varietà della vegetazione. Nei versanti rivolti verso l'entroterra, infatti, sono presenti specie arboree tipicamente continentali (caducifoglie) mescolate a specie tipicamente
mediterranee (sempre-verdi), mentre nei versanti esposti a sud allignano piante tipicamente
nord africane (palma nana, euforbia arborea).
La temperatura media si aggira intorno ai 6 gradi, a gennaio, e intorno ai 24 gradi, ad agosto. La piovosità media annua è attesta sui 690 millimetri, con punte massime in novembre-dicembre e minime in luglio-agosto. L'estate, in genere, è quasi assolutamente secca.
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