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La storia e la cultura
Soltanto agli inizi del Medioevo, sotto gastaldi longobardi (570-770.) e più sotto i conti franchi (771-987), Siena iniziò ad avere una certa
importanza, che aumentò nel periodo del pieno feudalesimo per culminare nell'età comunale.
Morto nel 987 l'ultimo dei Carolingi, i conti franchi si considerarono padroni assoluti del loro dominio; ma si determinò allora la lotta aperta fra i conti e i
vescovi che a poco a poco avevano acquistato grande potere anche politico e non solo spirituale sul popolo.
Alla fine, nel secolo XI, ebbero il sopravvento i vescovi che furono investiti di un
feudo dagli imperatori germanici.
Il sorgere del cosiddetto "popolo grasso", costituito in massima parte da ricchi mercanti, colti e raffinati, consapevoli di avere dei
diritti civici e decisi a farli valere, portò presto ad uno scontro di interesse economico col
vescovo-conte che causò, a sua volta, l'indebolirsi dell'autorità episcopale, il
disgregamento del feudalesimo e l'avvento del libero Comune.
Il Comune Repubblicano
La vita comunale non fu per niente facile: all'esterno Siena ebbe si un periodo di trionfante espansione territoriale a spese dei comuni limitrofi, ma tale espansione fu comunque ottenuta quasi sempre mediante conquiste armate, che dovettero poi esser difese accanitamente con
altre guerre. All'interno la vita fu assai travagliata per le frequenti lotte intestine fra i vari ceti sociali prima e poi fra le varie fazioni, lotte spesso rese più aspre e sanguinose dall'intervento di milizie estranee; fu insomma un continuo alternarsi di vittorie e di sconfitte, di rivincite e di vendette.
Nelle contese fra guelfi e ghibellini Siena patteggiò per questi ultimi, non tanto per un vero convincimento politico, quanto per ragioni economiche, per opporsi cioè alla
guelfa Firenze, la temibile rivale nella "mercatura", come si diceva allora, e nei traffici commerciali. Questa rivalità, delineatasi già all'inizio del secolo XII, perdurerà sino alla
definitiva sconfitta di Siena (1269). Questa aveva cominciato col dover cedere a Firenze (1235)
Montepulciano, Montalcino e Poggibonsi: perdite dolorose! Ma i prosperi affari dei
banchieri senesi in vari Stati d'Europa e di quelli che erano divenuti i
preferiti dei Pontefici, i depositari dei beni ecclesiastici dopo la cessione delle tre cittadine, facevano bene sperare in un prossimo risollevamento della città.
La floridezza commerciale ed artistica ebbe come logica conseguenza che la classe dei ricchi mercanti (il popolo grasso, che diventerà l'alta borghesia) e quella degli artigiani acquistassero forza contro il lungo predominio dei nobili e riuscissero ad imporre un
governo democratico, affidato a 24 cittadini (12 nobili e 12 mercanti o artigiani); fu questo Consiglio dei Ventiquattro (istituito nel 1236), che seppe portare Siena alla maggiore floridezza e tenendo testa a Firenze.
La tensione tra le due città era andata acutizzandosi; ben presto si ebbe ad un altro scontro armato e ad una nuova sconfitta dei Senesi a Monteriggioni, seguita da una nuova tregua (1255) di breve durata, perché cinque anni dopo i Fiorentini mossero contro la città rivale risoluti ad abbatterla. La ghibellina Siena si rivolse allora, per aiuto, allo
svevo re Manfredi che le inviò un forte squadrone di cavalieri teutonici; l'armata fiorentina fu battuta dall'esercito senese-tedesco a
S. Petronilla (18 maggio). Accorsero poi a rinforzare le milizie di Siena i fuorusciti ghibellini di Firenze; altri aiuti inviarono Lucca, Pisa e Cortona, nella speranza di abbattere così
definitivamente la grande e temibile rivale Città del giglio.
La battaglia definitiva ebbe lungo il 4 settembre 1260 ai piedi del colle Monteaperti, presso la riva dell'Arbia, dove gli eserciti collegati dei ghibellini senesi sotto il comando di Provenzano Salvani e dei fuoriusciti fiorentini guidati da
Farinata degli Uberti, insieme con le milizie lucchesi, pisane e cortonesi e con i
cavalieri di Manfredi fronteggiarono vittoriosamente i guelfi fiorentini.
Ma tale trionfo del ghibellinismo in Toscana portò gravi conseguenze: Siena, che di questo ghibellinismo era divenuta la roccaforte, fu
scomunicata con tutti i cittadini; molti stranieri e alcuni capi guelfi d'Italia presero pretesto della scomunica per non pagare più i debiti contratti can mercanti senesi, inferendo così un gravissimo colpo all'economia dei singoli commercianti e per riverbero di tutta la città.
Nel 1269 Colle di Val d'Elsa si ribellò alla Città della Vergine con l'aiuto dei guelfi toscani e delle milizie angioine; nella battaglia che ne seguì i Senesi, capitanati dal vittorioso di Monteaperti Provenzano Salvani furono sopraffatti; lo stesso Salvani fu ferito a morte.
La sconfitta del Colle di Val d'Elsa fu il colpo di grazia per il ghibellinismo toscano, che si rifugiò nell'ultima roccaforte di
Arezzo. In Siena rientrarono gli esuli guelfi, che dichiararono subito destituito il Consiglio dei Ventiquattro sostituendolo con un governo tutto di guelfi.
Dopo vari tentativi nacque il "Consiglio dei Nove Priori e Difensori" che durò dal 1287 fino al 1355, portando al potere la borghesia mercantile. Obbiettivi di questo governo furono la
pace con tutti gli altri Comuni toscani, particolarmente con Firenze, e lo sviluppo economico, edilizio ed
artistico della città; per tali motivi venne considerato il miglior governo di Siena, che ad esso deve i suoi più notevoli edifici. Purtroppo ben presto una serie di sventure si
abbatté sulla popolazione: nuove contese tra famiglie patrizie, il fallimento dell'importante
banco dei Buonsignori, che travolse nel crollo multe famiglie e compromise la floridezza economica della città; la grande
carestia del 1326; la terribile pestilenza del 1348, che funestò Siena e si diffuse in molte città dell'Italia centro- settentrionale. Tutto ciò contribuì a creare difficoltà sempre più gravi al governo dei Nove e a fomentare il malcontento generale. Le due classi sociali escluse dall'amministrazione civica, i nubili ed il popolo minuto, finirono col far lega comune e, forti della presenza e del sostegno di
Carlo IV, in quel momento 'ospite' di Siena, si sollevarono nel 1355 contro il Consiglio dei Nove, istituendo in sua vece un governo di
dodici popolani assistito da un Collegio di dodici nobili.
Durante questo periodo così agitato e turbolento, successivamente emersero e dominarono gli eventi di Siena e di gran parte d'Italia due luminosissime figure,
Santa Caterina da Siena e San Bernardino.
Dopo la breve Signoria viscontea, durata poco più di quattro anni, dopo vari eventi, fu sotto il governo Mediceo e più tardi sotto quello dei
Lorena che la città di Siena poté rifiorire e restaurare la sua economia. Nel 1624 fu fondato il
Monte dei Paschi che è tutt'oggi uno dei più importanti Istituti di Credito Italiani.
In quel periodo, nel 1656, ebbe anche inizio la tradizionale Corsa del Palio, ormai la principale attrattiva turistica senese. |