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VENETOBELLUNO

 

Belluno - Padova - Rovigo - Treviso - Venezia - Verona - Vicenza


Il Comune di Belluno ha una superficie di 14.718 ettari, si stende lungo il percorso del fiume Piave che lo attraversa in direzione Nord-Est Sud-Ovest. Il territorio, compreso in parte nel Parco delle Dolomiti Bellunesi, è sovrastato a Nord dalla catena dello Schiara che raggiunge la sua massima quota a 2.563 m. s.l.m., dal monte Pelf e dal monte Serva; a Sud dalla catena prealpina del Visentin e dal monte Faverghera che comprende il colle del Nevegal.
L'ambiente è tipicamente alpino, ricco di boschi e di pascoli, con agricoltura localizzata sul fondovalle, indirizzata soprattutto alla produzione foraggera e lattiero-casearia. La vegetazione è influenzata dal substrato geologico, costituito da rocce sedimentarie depositatesi nell'era secondaria e terziaria. 
Il clima appartiene ad un tipo di transitazione fra quello montano alpino e quello di tipo sub-litoraneo.
Le precipitazioni medie annue si aggirano fra i 1200-1300 mm. La temperatura media annuale supera di poco gli 11 gradi. Il territorio è situato nella media valle del Piave nel punto in cui questa raggiunge la massima ampiezza ed è compresa fra le fasce climatiche del Castanetum (zona del castagno) e del Picetum (zona dell'abete rosso). 

Qualche anno fa la città di Belluno è assurta ad improvvisa fama; l'elaborazione di una ponderosa messe di dati raccolti per conto del quotidiano economico-finanziario "Il Sole 24 Ore", aveva prodotto un risultato sorprendente: il capoluogo di provincia dove migliore risultava la vivibilità non andava ricercato nelle zone tradizionalmente considerate le più ricche: la capitale italiana del "ben vivere" andava cercata a ridosso dell'arco alpino: a Belluno.
La serie di parametri utilizzati nella costruzione del modello e la scientificità dell'approccio al problema non potevano dare adito a dubbi: Belluno non è di certo il paese di Bengodi, ma vi si vive bene. Ed il concetto può essere tranquillamente allargato dal capoluogo alla serie di comuni che gli fanno corona. 
Questa condizione deriva, dall'equilibrio che si è saputo mantenere tra esigenze dello sviluppo artigianale e industriale, da una parte, e turismo/ambiente, dall'altra. E', certo, un equilibrio dinamico che si modifica e si rinnova ma che, nello stesso tempo, conserva - nelle scelte di manager ed amministratori - la sua funzione e la sua importanza.

 

OCCHIALERIE
La "Glass Valley", la valle delle lenti. Qualche anno fa Belluno finì sulle pagine dei quotidiani di tutto il mondo per le scorribande in borsa dei suoi industriali più rappresentativi. La provincia divenne nota per l'interesse di economisti che tentarono di trovare nella storia di queste terre le radici di un successo imprenditoriale che ancora non accenna ad arrestarsi. Luxottica, Safilo e De Rigo sono i tre poli industriali dell'occhialeria bellunese che sono sbarcati negli Stati Uniti per alcune delle operazioni più importanti condotte da un'azienda italiana in U.S.A.

La storia dell'occhialeria nel bellunese nacque nel 1877 a Calalzo di Cadore, in un vecchio mulino dove due fratelli (Frescura) e un amico (Lozza) cominciarono a molare e montare lenti. Quattro anni più tardi, la svolta. Alla Regina Margherita di Savoia, in vacanza in Cadore, Frescura regalò un paio di occhiali fumèes con montatura d'oro cesellata. La sovrana gradì molto il regalo e per Frescura e soci fu l'inizio di un successo che non si è più arrestato.
L'occhialeria garantisce fatturato, nuovi posti di lavoro e costringe la provincia ad investire nel futuro.

 

DA VEDERE
Piazza dei Martiri, ricordata anche come Piazza Campedel, mostra un movimento privilegiato per iniziare l'itinerario cittadino: a cominciare dalla chiesa di S. Rocco edificata dopo la peste del 1561. Lo stile è rinascimentale tranne il timpano esterno barocco: molti particolari sono stati realizzati con la pietra di Castellavazzo. 
Proseguendo sotto i Portici si incontra il Palazzo Cappellari o della Colomba, opera del Segusini e il palazzo Barcelloni Corte.
Sulle vie adiacenti si affacciano numerosi altri palazzi che ancora conservano lo stile rinascimentale o barocco. Via Roma introduce Piazza Santo Stefano e la Chiesa di Santo Stefano. 
Da Piazza Santo Stefano, oltre la strada si affacciano altri edifici rinascimentali. Palazzo Barpo (Giacomo), Palazzo Pagani Cesa (ora Camera di Commercio), Palazzo Barpo (Antonio), e ancora Piazza Vittorio Emanuele con il Teatro Comunale che si eleva come quintana prorpiro al limite di Piazza dei Martiri, opera del Segusini della prima metà dell'ottocento. 
A sinistra del Teatro, Porta Dojona. Oltre la Porta si entra in Piazza delle Erbe che sorge sull'antico Foro Romano: già nel Medioevo era centro degli affari e nel Rinascimento (epoca in cui sorsero le case che ora la circondano) fu centro politico dei ceti popolari contrapposti ai nobili. Tutt'ora è uno dei luoghi più caratteristici della città. Su di essa si affacciano Palazzo Miari, il Monte di Pietà, la Loggia dei Ghibellini (Palazzo Costantini): già esistente nella prima metà del '300 (ospitò l'Imperatore Massimiliano durante la Lega di Cambrai). 
Al centro della Piazza si trova la Fontana di San Lucano.

Qui non vi è la frequenza quasi ossessiva di cime vertiginose che caratterizza la parte settentrionale della provincia, il panorama è, piuttosto, quello dolce e riposante della collina, tanto che la tipologia del turismo è stata più che indicata, imposta. Proprio per la vicinanza con celebrate località turistiche, la struttura ricettiva si è andata sviluppando per gradi. La storia turistica recente di Belluno e dei comuni limitrofi è ricca di momenti di verifica (campionati mondiali "cittadini" di sci, universiadi 1985, primo appuntamento agonistico sulla neve dei disabili) che hanno costituito un severo vaglio per le capacità organizzative ed imprenditoriali non solo dei pubblici poteri ma anche dell'imprenditoria locale. 
Se il primo approccio alla moderna industria del turismo è stato quello relativo al periodo invernale la Valbelluna si è andata attrezzando anche per le altre stagioni, puntando su un elemento che si sta dimostrando vincente: la tranquillità.
La stessa struttura ricettiva, costituita da tanti tasselli di dimensioni non esorbitanti e diffusi su tutto il territorio, è indice evidente di questa caratteristica.
La tranquillità, il paesaggio riposante hanno spinto l'imprenditoria bellunese in direzione di una delle nuove frontiere dell'impresa turistica: l'agriturismo.
Al pari di altre iniziative, anche l'agriturismo ha assunto un carattere specifico, una connotazione del tutto particolare: qui si snodano i percorsi della moderna avventura chiamata trekking (il mezzo può essere indifferente, il classico quadrupede o il cavallo meccanico, o il mezzo più tradizionale: le proprie gambe). 
Industria e turismo hanno sottoscritto in questo modo un patto per la vivibilità, bene sempre più raro e prezioso.

 

PARCO NAZIONALE DELLE DOLOMITI BELLUNESI
Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi nasce per tutelare straordinari valori ambientali originati da fattori naturali e da secoli di positiva interazione con l'attività dell'uomo.
Montagne e valli incantate, fiori rari e stupendi e una miriade di animali, piccoli e grandi, rappresentano un patrimonio di biodiversità che merita di essere conosciuto, amato e conservato per le future generazioni.
L'Ente Parco, dal 10 luglio 2003, ha ottenuto la certificazione integrata iso 9001-14001
ENTE PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESI
Piazzale Zancanaro, 1
32032 Feltre – BL
tel +39.0439.3328
fax +39.0439.332999 

 

DA MANGIARE
La Cucina della Val Belluna è sobria e semplice, senza tante elaborazioni; cucina essenziale, non povera. E' cucina di montagna, con tutti quegli ingredienti, davvero genuini, che a volte assumono caratteri di rarità. Le erbe, anche spontanee, sono degne di massima attenzione ed uso; le verdure, i legumi, i frutti del bosco permettono primi piatti davvero particolari: minestre con fagioli (pasta e fagioli), ortiche, funghi, orzo, oppure riso accompagnato dalla zucca o dal latte. Pane raffermo con l'aggiunta di olio di oliva, sale e salvia danno un piatto tipico della zona, la "panada" che diventa la "panada regina" in alcuni ristoranti locali. Ci sono poi gli gnocchi di zucca con la ricotta affumicata e grattugiata sopra, tutto bagnato da abbondante burro fuso. Gustosissima nella storicità della sua presenza e nell'accostamento con patate, salsicce, salami, formaggi fritti e non, è la polenta di farina gialla, ora diventata quasi piatto unico festivo. Nel paiolo in rame, una volta cotta e rovesciata sul "taier" in centro tavola, restano le "croste" tramutate in minestra con l'aggiunta di aglio e spinaci. Sono tutte semplici proposte di chi, una volta, doveva necessariamente fare i conti con l'esiguità di quanto aveva a disposizione. 
Tradizioni rispettate anche nei secondi piatti con il coniglio in vari aromi, il pollo, il tacchino, la selvaggina; e ancora il "pastin" impasto del salame insaporito di salvia, fatto a grossi bocconi e rosolato, oppure la verza accompagnata da costicine di maiale, il tutto lasciato a stufare nella polenta. La polenta si accompagna ancora al tipico "schiz", formaggio fresco tagliato a fette che viene lasciato friggere e rosolare nel burro, aggiungendo un po' di panna.
E i dolci, quelli carnevaleschi come i "crostoi" e le "fritole" o le torte di pane. Cè il "kodinzon", sfoglie di polpa di mele lasciate ad essiccare al sole, lo "sbatudin" sorta di gustosissimo energetico con tuorlo d'uovo e zucchero sbattuti bene assieme; i digestivi e la grappa che viene profumata con le varietà di frutti di bosco come il mirtillo.

Panada
Ingredienti per 4 persone:
6 panini raffermi, latte, sale, formaggio grattugiato, olio di oliva.

Preparazione: tagliare il pane a pezzetti e metterlo in una casseruola, coprire completamente con il latte e far cuocere sempre mescolando finché i pezzetti di pane sono sciolti, aggiungere sale e mescolare ancora finché non comparirà la tipica "pellicina" in superficie (in genere il tempo di cottura è di 20/30 minuti). Togliere dal fuoco, aggiungere formaggio grattugiato e un filo d'olio d'oliva. Servire calda.
Questo piatto si dava ai bambini nella fase di svezzamento, è nutriente e digeribile.

 
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