italiano
CATEGORIE
SHOPPING
Cerca!
Ricerca Avanzata Lista Prodotti
HOT LIST
TANTA VOGLIA DI...
Rubriche
Arte, Cultura, Turismo

Casa e Giardino

Computer, Elettronica

Gastronomia

Giochi

Moda, Accessori

Regali e Preziosi

Sani e Belli

Servizi Utili

Sport e Tempo Libero

Servizi
E-commerce alla riscossa
I nostri vantaggi
Acquistare On-Line
Sicurezza e privacy
Rubriche
Speciali

VENETOROVIGO

 

Belluno - Padova - Rovigo - Treviso - Venezia - Verona - Vicenza


Altitudine m. 7 s.l.m. superficie comunale kmq. 108,5.

La città di Rovigo è situata tra il Po e l'Adige, nel centro della fertile pianura Padana. E' capoluogo del polesine ed è un centro agricolo e industriale grazie alla sua posizione. Le stagioni ideali per visitare la provincia sono la primavera, quando i colori della laguna creano un paesaggio fantastico e misterioso e gli uccelli vengono a nidificarci, e l'autunno quando con la nebbia, la laguna emana un fascino segreto.
Di origine medievale, Rovigo fu un castello di importanza strategica. Infatti fu centro d'attrazione degli interessi del vescovado e degli Estensi finché non passò nel XV secolo sotto la protezione di Venezia. Fu ceduta all'Austria col trattato di Campoformio fino al 1866, anno in cui fu annessa al Regno d'Italia.

 

I PALAZZI
Palazzo S. Bartolo del XV secolo.
Palazzo dell'Accademia dei Concordi del XIX sec. opera del Baseggio. Palazzo del Municipio: costruito verso il 1500 e restaurato nel XVIII secolo.
Palazzo Roncale risalente al 1500

 

LE PIAZZE 
Le piazze più antiche di Rovigo testimoniano culture di due epoche soltanto: il Medio Evo e l'età contemporanea. Ed è anche questo un documento della storia della città che conferma come per oltre mezzo millennio Rovigo abbia vissuto in una condizione di stasi. Le piazze più antiche di Rovigo sono quelle oggi intitolate a Vittorio Emanuele II e le due che si aprono davanti, rispettivamente, al Duomo e a S. Francesco.
Con il passare dei secoli, comprensibilmente, l'aspetto visivo determinato dall'edilizia circostante ha subito notevoli, anche radicali modificazioni; ma dal punto di vista della funzionalità, almeno nel caso di piazza Vittorio Emanuele II, la caratterizzazione ricevuta nel Medio Evo è rimasta in gran parte vitale: destinata fin dall'origine alle attività civili e commerciali, conserva ancor oggi la funzione di luogo privilegiato per incontri collettivi: dai raduni politici alle manifestazioni teatrali, a particolari momenti di carattere economico e spettacolare insieme (la fiera annuale si svolge ancora in piazza).
Le altre due piazze, evidentemente concepite in rapporto alle manifestazioni religiose, hanno perso parte del loro significato in seguito all'evoluzione delle celebrazioni dei riti.
Nel Medio Evo si era costituita una piazza anche davanti alla chiesa di S. Giustina: era "la piazzetta" per antonomasia. Essa risentiva di riflesso la vivacità della vicina piazza maggiore, tanto più che fin dall'origine aveva accanto il palazzo degli Estensi, e poi, quando il Polesine passò sotto il dominio veneto, affacciato su di essa venne costruito il Palazzo Pretorio. Ma nel 1809, con l'abbattimento della chiesa, la piazzetta mutò radicalmente fisionomia: ed è significativo che nella nuova area venisse subito trasferita parte del mercato, fino ad allora accolto nella piazza maggiore: ormai era l'epoca in cui le piazze erano concepite non più come luoghi d'incontro, ma come occasioni di razionalizzazione (non meno che di abbellimento) della città, eliminando edifici dall'aspetto cadente e creando spazi per allontanare dal centro - ormai visto sempre più come luogo di rappresentanza - le funzioni ritenute poco compatibili con l'immagine che voleva dare di sé la classe dominante: come, per Rovigo, il mercato trisettimanale. 
Con questa logica nascerà, più di mezzo secolo dopo, piazza XX Settembre (1864), con la dichiarata intenzione di valorizzare la Rotonda, e in realtà nuova sede del mercato.
Le altre piazze all'interno del perimetro delle mura nacquero con intenti prevalentemente estetici ed, eventualmente, igienici: così piazza Merlin, ottenuta dalla demolizione del Ghetto (1930); così piazza D'Annunzio, ricavata demolendo alcune casupole - l'ultima nel 1962 - ormai circondate da edifici di notevole mole; così piazza Matteotti, determinata dalla presenza del castello e che ha trovato definitiva sistemazione solo nel 1978 con il monumento realizzato da A. Murer.
In periferia, piazzale S. Bortolo esisteva già, di fatto: fu solo aperto al pubblico eliminando il muro di cinta che lo delimitava come area pertinente al convento olivetano. Le altre piazze, tutte più recenti, verranno realizzate nella zona settentrionale della periferia: quella davanti alla stazione ferroviaria, caratterizzata dalla fontana eretta nel 1952 (scultore Virgilio Milani); quella intitolata ai fratelli Cervi, davanti alla chiesa della Commenda, realizzata con un progetto sufficientemente definito ma non per questo vitale; quella intitolata a don Vincenzo Perosi, davanti alla chiesa di S. Pio X, tutt'ora priva di organicità e di carattere. 

 

DA MANGIARE
Quella del Polesine è una cucina naturale e semplice, coerente con il carattere degli abitanti. La caccia e la pesca offrono alla cucina polesana sapori altrove introvabili. Nelle trattorie, lungo gli argini dei fiumi e dei canali, fuma sui larghi focolari la graticola di grosse e tenere anguille, e la polenta troneggia nel suo colore dorato sulle tavole imbandite. La caccia arrosto o allo spiedo sostituisce spesso il pesce: tra gli alari girano schiodinate di mazori, ciossi, anitre selvatiche.
Anche la "campagna" non è da meno delle zone paludose. Le teglie con la faraona, oppure il cappone ripieno, i piccioni farciti sono il risultato di allevamenti sapienti, che non hanno del tutto dimenticato le vecchie regole contadine. Il risotto di branzino è una peculiarità tutta polesana, come la bondola dal robusto sapore.
I colli Euganei, e la pianura che corre verso il mare, senza raggiungerlo, caratterizzano un paesaggio "contadino" che entra nelle città e nei paesi e crea angoli pittoreschi di pergolati dove, spesso, si riconoscono le vestigia di antiche osterie, e dove, probabilmente, è nata la consuetudine dei pollastri ai ferri, delle lasagne, delle faraone rosolate, dei prelibati toresani (i toresani vicentini di Breganze).
In questa "sinfonia gastronomica" le minestre di riso della cucina padovana fanno concorrenza a quella veneziana. Vi troviamo il "risoto coi rovinazzi", con la luganega, con i "bisi". Celebre il detto "ghe n'è par sete padovani", per indicare una tavola imbandita con abbondanza. Se si pensa alla pettoruta gallina padovana che "fa da centro ai secondi", ai capponi, eccezionali per dimensioni e qualità delle carni, alle oche grasse e gonfie, ci si rende conto che l'espressione non è esagerata.
La polenta di Cittadella è un dolce famoso e squisito, ma della polenta ha solo il nome. Invece, la "smegiazza", gli antichi "zaleti" conservano vecchie ricette a base di farina gialla.

Una vista del centro
veramente mozzafiato
 
Due viste della
centralissima Piazza
Vittorio Emanule II
Palazzo Roverella
Un chiostro

HOT!HOT!HOT!

 

Home Page | Chi Siamo | Posta | F.A.Q. | Aprire uno Store | I Nostri Vantaggi | Sol. Personalizzate
Acquistare On-line | Consegna Prodotti | Contattaci | Controlla il Carrello | TRANSAZIONI SICURE e Privacy
----------------------------------------------------------------------------------------
Copyright  2001 Gardastore - HTML Code & Graphic Gardastore | tel 030.676147 - fax 030.676147
Aggiungi Gardastore a preferiti
Imposta Gardastore come pagina di apertura
English
| Deutsch | Italiano