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VENETO ACQUA
ALTA A VENEZIA
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Venezia - Verona - Vicenza |
Venezia -
un po' di storia
Venezia da vedere
I vetri di Murano |
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Normalmente il fenomeno
dell'acqua alta avviene verso la fine dell'autunno anche se ultimamente l'acqua può alzarsi di livello anche d'estate o in primavera.
Per l'informazione e la segnalazione il Centro Maree si avvale di sistemi in gran parte automatizzati come un sistema di sirene opportunamente dislocate in 16 località del centro storico e nelle isole. Quindi quando
si sentono delle sirene non bisogna prendere paura ma informarsi al numero telefonico 041 2411996 del centro previsione maree.
Nei pianoterra di Venezia non si abita più ma esistono negozi e magazzini e tutti si attrezzano o con delle paratie stagne o alzando con dei cavalletti la merce per evitare che l'acqua rovini tutto. Ma l'acqua alta può arrivare anche quando non è stata prevista e a molte persone
tocca correre sul posto ed attuare l'emergenza. Il culmine di altezza di marea avviene 2 volte al giorno e normalmente i giorni più brutti sono tre. |
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I MOTIVI DELL’AUMENTO DELLA FREQUENZA DELLE ACQUE ALTE
Squilibrio geo-idrodinamico
Il motivo principale è da ricercarsi nel grave squilibrio geo-idrodinamico della Laguna determinatosi negli ultimi due secoli a causa di
interventi antropici.
Ai primi dell’Ottocento la profondità delle tre bocche di porto si attestava tra i -3,5 e i -4,5 m. La costruzione dei moli
foranei, cioè delle grandi dighe che dai lidi si protendono in mare, aumentò la profondità delle bocche di porto, necessarie alla navigazione e di conseguenza
l’officiosità (cioè lo scambio mare/Laguna).
Alla fine dell’Ottocento la profondità raggiungeva i -7 m al Lido e i -10 m a Malamocco. Nel secolo scorso
l’industria portuale in rapida ascesa e l’espansione delle attività industriali necessitavano di fondali ancora più
profondi. Si diede avvio dunque a campagne di scavo che portarono la bocca di Malamocco a -14,5 m e si tracciarono i canali Vittorio Emanuele (-10 m) e
Malamocco-Marghera o dei petroli (- 14,5 m) che attraversano la Laguna come una profonda ferita.
La gran massa d’acqua che entra ora in Laguna da questi varchi così profondi, com’era prevedibile, ha innescato fenomeni di
auto-erosione: nel 1997 la bocca di Malamocco si era portata a -17 m.
E’ intuitivamente evidente la qualità del dissesto da questa gran massa d’acqua che entra in un bacino ristretto. La maggiore ufficiosità delle bocche
(l’aumentato scambio mare/Laguna) è anche in gran parte responsabile dell’incremento delle acque alte.
Semplificando al massimo i risultati degli studi di Pirazzoli (CNR Francia) e di D’Alpaos (ordinario di idraulica all’Università di Padova) si può dire che prima della costruzione delle dighe foranee l’onda di marea proveniente dal mare subiva un’attenuazione della sua ampiezza nel superare le bocche di porto, poco profonde, ora invece, non trovando ostacoli ma anzi fondali profondi, penetra più facilmente in Laguna. Secondo Pirazzoli le maggiori crescite dei picchi di marea si verificarono negli anni ’30, ’50 e ’60 del secolo scorso, quando si scavarono maggiormente le bocche di porto, mentre un’attenuazione del fenomeno delle alte maree si ebbe durante i due periodi bellici, epoca di sospensione degli scavi e di conseguente parziale insabbiamento dei canali. |
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Erosione della Laguna
L’eccessiva profondità dei varchi portuali e la conseguente aumentata idrodinamica sono anche responsabili
dell’impoverimento morfologico della Laguna: un tempo i fondali erano vari e articolati, innervati da canali più o meno profondi, da specchi d’acqua (o ‘chiari’), modulati da dossi, velme etc. Con l’aumento della portata delle bocche la gran massa d’acqua che entra ed esce dalla Laguna non trova più ostacoli e trascorre con gran forza e rapidità. Per risalire ed espandersi o per defluire non necessita più di inalvearsi nei piccoli canali ma trascorre liberamente per i fondali (si espande cioè per ‘laminazione’), erodendo e livellando le emergenze e trascinando limi erosi a riempire i canalicoli e i ghebbi. La Laguna sta diventando così un vero
braccio di mare, una baia marina, dai fondali profondi, piatti e non articolati.
Da tutti ciò si evince come un’opera d'ingegneria come il Mo.S.E. mirante ad attenuare gli effetti dello squilibrio ma non a rimuoverne le cause non solo non è in grado di risolvere i problemi della Laguna ma anzi ne aggrava il dissesto.
E’ infatti fuori di discussione e universalmente accettato (ora, dopo anni di battaglia, anche dalla stesso Consorzio Venezia Nuova) che il sollevamento dei fondali delle bocche di porto ridurrebbe drasticamente i picchi di marea. Tuttavia per impostare la piattaforma ove incernierare il Mo.S.E. si dovrebbero scavare le bocche di porto a una profondità ancor maggiore di quella attuale! |
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Interramenti antropici
Durante il secolo passato si è piegata la Laguna sfruttandola come un bene inesauribile, una bene a cui attingere senza preoccupazioni per il domani, e senza quella
prudenza e rispetto che avevano caratterizzato l’azione degli antichi.
Non solo si sono alterati i tre collegamenti mare/Laguna (cioè le tre bocche di porto) dai quali dipende l’idrodinamica della Laguna ma sono state anche interrate grandi superfici lagunari per realizzare aree industriali, insediamenti urbani o agricoli e sacche di discarica. Alcuni privati inoltre hanno chiuso, con alte muraglie di cemento, valli da pesca di proprietà dello Stato. In totale sono state sottratte all’espansione della marea 15.500 ettari di Laguna (di cui 8.500 ettari arginati come valli da pesca) Le leggi speciali prevedono, al fine di ridurre la acque alte, di riaprire alla marea sia le valli da pesca sia le cosiddette ‘casse di colmata’ cioè quelle aree lagunari già bonificate ma mai utilizzate dall’industria. |
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PROGETTO MO.S.E.
La sigla Mo.S.E significa Modello Sperimentale Elettromeccanico e si traduce, in scala reale, in un
complesso di paratoie alloggiate sul fondale della laguna di Venezia per separarla dal mare. Le paratoie si potranno gonfiare d'aria o allagare a seconda che si voglia proteggere o liberare Venezia dall´acqua.
Così si è deciso quasi trent´anni fa per salvare la laguna. Si è quindi formato il Consorzio delle imprese della città,
sancito dal Governo, con tanto di prima "scazzuolata" da parte del Presidente del Consiglio.
Dopo Archimede (è questo il nome del ponte sullo stretto di Messina) avremo Mose, anche se sarebbe meglio chiamarlo Colombina, compiacente personaggio goldoniano. Si tratterà infatti di una struttura al servizio della città per le emergenze: da due a dieci volte all'anno, quando la marea raggiunge livelli di guardia.
La "grande muraglia" galleggiante prevede la chiusura, attraverso una serie di dighe mobili, delle tre bocche del porto della laguna: quella di Porto di Lido (lunga 820 metri), quella di Malamocco (400 metri) e quella di Chioggia (360 metri). Ogni paratoia sarà larga 20 metri, e saranno collegate le une alle altre da un sistema di cerniere. All'occorrenza verrebbero riempite di aria compressa per svuotarle e sollevarle. L'alloggio degli impianti di controllo è previsto a lato del canale di bocca, e la navigazione verrebbe assicurata mediante la realizzazione di porti di rifugio dotati di conche per permettere il passaggio dei natanti mantenendo minimo il moto ondoso dello specchio d´acqua.
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 | Scene
di acqua alta a
Venezia. P.zza San Marco
è fra le zone più colpite |
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il Ponte dei Sospiri è immune dal tanto odiato fenomeno |
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