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PIAZZA BRA'
Per compiere il tragitto della tradizionale passeggiata dei veronesi si deve percorrere l'elegante via Mazzini. La via sbuca all'estremità nord del Listòn, marciapiede in pietra rosa, lastricato nel 1770, che segue il profilo della piazza, a lato del quale si affaccia una cortina di palazzi dalla base a portico. A destra si innalza il cinquecentesco Palazzo Campagna, sede della Società Letteraria, al centro della "curva" il monumentale Palazzo Guastaverza-Malfatti, già
Honorij, eretto nel 1556 circa su progetto dell'architetto Sanmicheli. Proseguendo si giunge ai Portoni della Bra', un ingresso trionfale alla piazza per chi giunge dalla stazione di Verona Porta Nuova. Una lapide riporta l'invocazione di Romeo, il personaggio immortalato da Shakespeare: "Non c’è mondo fuori dalle mura di Verona". I due archi a tutto sesto (1480 c.), addossati alla Torre Pentagona edificata all'epoca dei Visconti, foravano la cinta difensiva delle mura comunali, oggi in parte incorporate a edifici. Queste mura collegavano Castelvecchio a Ponte Aleardi, a sud, e chiudevano l'ansa dell'Adige in cui era compresa la città medievale. A sinistra dei Portoni si trova il Palazzo della Gran Guardia, la mole classicheggiante iniziata nel 1610 da Domenico Curtoni e ultimata a più riprese, su progetto di Giuseppe Barbieri, tra il 1819 e il 1853. Attualmente è il palazzo più grande della città, spesso sede di esposizioni. Palazzo Barbieri (o Gran Guardia Nuova perché nato come edificio militare) chiude il lato breve della piazza. Edificato tra il 1836 e il 1848, questo palazzo neoclassico, oggi sede del Municipio, sembra un tempio dell'antichità greco-romana. Da Palazzo Barbieri è possibile girare tutto intorno all'Arena: in una piazzetta alle spalle dell'Arena è visibile un frammento delle mura di Gallieno, che l'imperatore romano fece erigere in 7 mesi nel 265 d.C. per fronteggiare le prime incursioni dei barbari, sfruttando i materiali ricavati dalla demolizione di edifici e monumenti funerari. Queste mura sfioravano le estremità est e ovest dell'Arena, che venne così a costituire l'estremo baluardo difensivo a sud della Verona romana. L'Ala dell'Arena è tutto ciò che rimane della cinta di mura che circondava l'anfiteatro. All'ingresso di via Mazzini si trova l'edicola della Vergine del XV secolo.
PIAZZA ERBE E PIAZZA DEI SIGNORI
Provenendo da Castelvecchio, si percorrono il Corso Cavour e il Corso Portoni Borsari per giungere a Piazza Erbe, fulcro degli affari cittadini in età romana e medievale. A sinistra, la Torre delle ore, o del Gardello, eretta da Cansignorio nel 1370, ospita il più antico orologio a campana della città (la campana è conservata nel Museo di Castelvecchio). Il contiguo Palazzo Maffei fu edificato nel 1668 sui resti parzialmente visibili del
Capitolium romano. Case Mazzanti, già Domus Bladorum scaligera, hanno un suggestivo portico al pianterreno, aggiunta del 1480. Di fronte alle Case Mazzanti, sul lato opposto della piazza, il gruppo edilizio delle case-torri e l'ampio portico e la merlatura ghibellina della Domus Mercatorum, eretta tra il 1301 e il 1304 da Alberto I della Scala, rinnovata nel tardo Ottocento e tuttora in restauro. Quattro elementi architettonici si susseguono lungo l'asse mediano della piazza: a partire da Palazzo Maffei la Colonna di San Marco (1523), sormontata da un leone, segue la Fontana di Madonna Verona, uno dei simboli più antichi della città, poi la cinquecentesca Berlina, in realtà preposta all'investitura delle cariche pubbliche e, per finire, l'edicola gotica (1401) della Colonna del Mercato. L'Arco della Costa, tra Case Mazzanti e il Palazzo del Comune, immette nella Piazza dei Signori. Concepita come autocelebrazione dell'autorità oligarchica scaligera, che vi stabilì le proprie dimore, la piazza era articolata in corti interne aperte a logge. A destra, superato l'ingresso, il Palazzo del Comune o della Ragione (iniziato nel 1193, oggi Pretura), ha una corte quadrata interna (il Mercato Vecchio), cinta da portico, in cui s'alza una grande scala gotico-rinascimentale. Più avanti, il Palazzo del Capitano (poi Tribunale, edificato nel 1363) s'affaccia sullo stesso lato della piazza con la barocca Porta Bombardiera del Miglioranzi (1687). Fondale scenografico della Piazza dei Signori è la cortina merlata del Palazzo della Prefettura (già Palazzo di Cangrande), impreziosita dal portale del Sanmicheli del 1533. In questo palazzo fu ospitato Dante Alighieri, immortalato nel monumento al centro della piazza, opera di Ugo Zannoni (1865).
ARENA
E' il monumento che più di ogni altro ricorda le origini romane della città e simbolo di essa in tutto il mondo.
Un grandioso anfiteatro, il terzo per grandezza fra quelli giunti fino a noi e sicuramente quello meglio conservato, nonostante il terremoto del 1183 che distrusse il triplice ordine di arcate sovrapposte che lo circondavano interamente.
Oggi di quel paramento rimane solo una porzione formata da quattro campate che con amicizia i veronesi chiamano "ala", ma tanto basta perché anche il turista più distratto possa cogliere l'imponenza del suo aspetto originale.
Perfettamente integro è invece l'ordine interno, ininterrotta sequenza formata da 72 doppie arcate in pietra che creano un'ellisse larga centodieci metri e lunga centoquaranta.
Costruita nel primo secolo dopo cristo con il marmo estratto da cave della provincia, originariamente era collocata all'esterno delle mura cittadine. Fu solo nel 265 che, per necessità difensive cagionate dalla presenza di orde barbare nella pianura padania, essa venne inglobata nel perimetro cittadino con possenti mura fatte erigere dall'imperatore Gallieno. Mura che sono ancor oggi visibili nell'omonima piazzetta ad essa retrostante. L'ovale interno ha un'asse maggiore di circa settantaquattro metri e un'asse minore di quarantacinque metri. La cavea è formata da 45 gradini che hanno una altezza media di 45 centimetri.
Durante gli anni dell'impero essa ospitò numerosi combattimenti di gladiatori, ricordati anche da Plinio il Giovane, nel corso dei secoli al suo interno furono allestiti spettacoli di ogni genere: tornei, giostre, duelli, balletti, circhi e rappresentazioni di prosa. Nell'ottocento qualche "luminare" pensò bene di utilizzarla anche per le ascensioni di mongolfiere ed improbabili corride, a cui nel 1805 assistette anche l'imperatore
Napoleone Bonaparte.
La stagione lirica è ospitata nelle antiche mura dal 10 agosto del 1913. Fu il tenore veronese Giovanni Zenatello ad avere l'idea di allestirvi uno spettacolo d'opera per celebrare degnamente il centenario della nascita di Giuseppe Verdi; la scelta cadde ovviamente su Aida, la più spettacolare tra le opere di Verdi e straordinariamente adatta alla grandiosità dell'anfiteatro sostenuto da una acustica miracolosa.
La scena venne affidata al giovane architetto veronese Ettore Fagiuoli che, con pochissimi elementi e lasciando respirare sul fondo le gradinate romane, ottenne un risultato sorprendente.
La rappresentazione di quella prima edizione areniana di Aida costituì uno dei più importanti avvenimenti internazionali del primo
novecento. Accorsero a Verona migliaia di spettatori da ogni parte d'Italia e del mondo: americani, argentini, inglesi, francesi, russi, tedeschi, olandesi e spagnoli.
Alla prima assistettero musicisti e scrittori illustri fra cui Puccini, Mascagni, Pizzetti, Zandonai e Kafka.
Fu un successo trionfale. Era nata la più grande stagione lirica all'aperto del mondo e da allora l'affluenza del pubblico ha costantemente premiato i suoi inventori: a tutt'ora l'Arena ospita ogni anno
seicentomila spettatori per una cinquantina di serate d'opera con cinque o sei produzioni che si alternano durante i mesi di luglio ed agosto.
Arena oggi vuol dire spettacoli prestigiosi ed esecuzioni che appartengono alla storia del teatro del novecento. Sfogliando gli annali delle sue stagioni liriche possiamo leggere tutti i nomi dei più grandi interpreti lirici di questo secolo.
Chi assiste ad uno spettacolo in Arena rimane colpito dalla grandiosità delle scene e degli arredamenti, dal numero dei partecipanti alla scena, dalle dimensioni del golfo mistico che accoglie 150 professori; dalle scenografie imponenti, che cambiano veloci durante gli intervalli; dalla scene di massa durante le quali il palcoscenico contiene, oltre all'orchestra, anche
200 artisti del coro, 100 ballerini e 200 comparse. Rimane colpito dal calore del pubblico, che nei giochi di mille candeline, nei prolungati applausi e negli impietosi fischi è la parte più bella dello spettacolo...
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